Vinova: “Percorso di autonomia responsabile”

Vicenza – Si è tornati a parlare di autonomia ieri, a Vicenza, nella sede di Vinòva. Tra i presenti anche la consigliera regionale Cristina Guarda (Amp), il rappresentante di Vinòva Francesco Meneghello e quello di Sanca Veneta, Matteo Visonà Dalla Pozza. L’occassione è stata data dalla costituzione del Comitato Viva – Centro sinistra per l’autonomia, orientato a creare un percorso di proposte concrete per quello che sarà il dopo referendum sull’autonomia voluto dalla Regione.

“Sono convinta – ha esordito Cristina Guarda – che un governo regionale più vicino ed incisivo in materia di istruzione, ambiente, gestione dei beni culturali e sviluppo per le aziende, possa dare dei molti benefici. Sempre a patto che le materie vengano gestite con lungimiranza e concretezza. Dico questo sperando che, nel prossimo futuro, possa esserci un cambio di rotta al governo del Veneto e che, invece di parlare di bandiere e caccia, possa aprirsi una stagione nella quale gli obiettivi siano quelli del miglioramento dei servizi a beneficio dei più poveri, delle famiglie e degli anziani, oltre alla mobilità, all’agricoltura e a tutto ciò che da tempo esige innovazione ma rimane inascoltato. È per questo che scelgo di votare SÌ al referendum: per un Veneto aperto, responsabile e solidale. Perché sono convinta che si possa costruire una politica adeguata alle esigenze del territorio. Perché sono cosciente che il voto potrà servire soltanto se, dopo il 22 ottobre, il presidente Zaia finalmente chiederà ufficialmente questa autonomia, facendolo con idee concrete”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il rappresentante di Sanca Veneta, Visonà Dalla Pozza. “Sosteniamo l’autonomia – ha detto – perché crediamo che sia un sistema di governo amministrativo migliore e più efficace di quello centralista, con una struttura più vicina al cittadino che può facilmente partecipare e controllare. Pensiamo quindi ad una autonomia completa, che non sposti semplicemente l’asse da Roma a Venezia, ma che redistribuisca le competenze alle comunità locali. L’occasione del referendum autonomista ha una doppia valenza: quella di dare forza alla richiesta di maggiori competenze in modo da avviare un percorso che dia alle comunità venete il diritto di amministrare il bene pubblico e i servizi in maniera congrua alle esigenze dei cittadini, e quella, più politica, di costruire un programma autonomista a sinistra, che manca da oltre 30 anni. Guardando alla questione più propriamente identitaria, pur avendo una primaria importanza nei confronti della tutela e valorizzazione della cultura locale, è del tutto estranea alla questione amministrativa. In buona sostanza non è un diritto particolare dei veneti quello di autogovernarsi, ma è un esercizio di democrazia decidere assieme se l’autogoverno sia uno strumento migliore per amministrare il territorio”.

“Le comunità vorrebbero agire per la salvaguardia dei beni artistici, culturali e naturali – ha poi concluso Meneghello – ma si trovano impelagate nella burocrazia degli enti statali competenti in materia. Il referendum dà l’opportunità che abbiamo per chiedere allo Stato di delegare una volta per tutte queste competenze e poteri decisionali. L’autonomia è innanzitutto un atto di responsabilità verso noi stessi, non si tratta più di delegare a terzi il proprio destino, ma di prenderlo in mano in prima persona. Nel documento programmatico, che la giunta Galan aveva presentato come inizio di trattativa con lo stato per l’autonomia, veniva fatta la richiesta di cessione di competenze su alcuni punti fondamentali quali la tutela dei beni culturali, naturali e paesaggistici; la protezione della fauna e della flora, con particolare attenzione alla tutela della biodiversità; la promozione di tecnologie e politiche di sviluppo sostenibile. Un’autonomia che guardi in questa direzione segnerebbe un cambio di passo importante”.

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