Breaking News

Tratta di persone e schiavitù. Due fermati

Vicenza – Tratta di persone, riduzione in schiavitù, trasporto ed ingresso illegale nel territorio nazionale di cittadine nigeriane clandestine, alcune delle quali minorenni, favoreggiamento dell’immigrazione e procurato aborto. Sono le accuse, davvero molto pesanti, sulla base delle quali i carabinieri di Vicenza, hanno fermato nei giorni scorsi due nigeriani di 27 e 34 anni, un uomo e una donna. Si chiamano Clement Otega, noto come Sunny, e Faith Goubadia, alias Mummy.

Faith Goubadia
Faith Goubadia

Il fermo è stato effettuato dagli uomini del Nucleo investigativo di Vicenza, che hanno operato in collaborazione con altri reparti del Comando provinciale e su provvedimento della Direzione distrettuale antimafia di Venezia. Tirare le somme si sarebbe reso necessario sulla base del fatto che, negli ultimi giorni, era emersa la volontà imminente, da parte degli indagati, di abbandonare il territorio nazionale. L’operazione, denominata Ayelala, ha visto gli inquirenti condurre una complessa, articolata e delicata attività investigativa, iniziata lo scorso dicembre.

 Clement Otega
Clement Otega

“I serrati accertamenti – spiega una nota del comando dei carabinieri – consentivano di appurare lo stato di soggezione delle vittime, costrette a prostituirsi lungo le strade di Vicenza per ripagare il debito contratto per raggiungere clandestinamente l’Italia, attraverso la rotta mediterranea”. E’ stato anche verificato il debito contratto da ciascuna delle vittime, e si parla di circa 50 mila che venivano richiesti per ottenere la libertà.

“I documenti di identità – si legge ancora nella nota dell’Arma – venivano trattenuti e le vittime sottoposte a vessazioni, percosse e minacce, espresse anche con il ricorso a ripetuti riti voodoo. Il profitto dell’attività delittuosa era trasferito nel paese d’origine degli indagati sotto forma di danaro contante per l’acquisto di beni immobili”.

Durante la perquisizione effettuata nel domicilio dei fermati, sono stati rinvenuti i documenti di alcune giovani vittime, cellulari, sim card, supporti informatici, effetti personali riconducibili all’esecuzione dei riti voodoo e blister di farmaci utilizzati per indurre l’aborto. I fermati sono stati associati alle carceri circondariali di Verona e Vicenza, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *