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Riforma Ater, alloggi ai veneti e a chi ne ha più bisogno

Venezia – Via libera, dalla commissione urbanistica del consiglio regionale del Veneto, ad una riforma delle norme in materia di edilizia residenziale pubblica, che prevede, tra le altre cose, un aggiornamento dei criteri per l’accesso alle case pubbliche.

“Le assegnazioni – ha precisato l’assessore al sociale e all’edilizia residenziale della Regione, Manuela Lanzarin – daranno priorità ai veneti e a chi risiede nel territorio regionale da almeno cinque anni, agli anziani, ai giovani, alle nuove coppie e alle famiglie monogenitoriali. Le case popolari sono un patrimonio pubblico che deve essere gestito con equità e con criteri di sostenibilità e responsabilità per aiutare chi davvero ha più bisogno”.

Tre le principali novità i contratti a termine (cinque anni, rinnovabili), il canone di locazione ‘sopportabile’, vale a dire parametrato alle possibilità economiche degli assegnatari, ma anche ai costi di gestione e manutenzione sostenuti dall’azienda pubblica e, infine, i criteri di accesso. A questo proposito, la priorità nelle graduatorie verrà data, come anticipato sopra, a chi risiede in Veneto da almeno cinque anni, anche non consecutivi, negli ultimi dieci anni, e ai nuclei con persone anziane o con persone disabili, donne vittime di violenza, giovani coppie, genitori soli con figli minori, persone in condizioni disagiata.

“L’aggiornamento delle regole – ha continuato Lanzarin – si è reso necessario per preservare il patrimonio abitativo e per garantirne l’effettiva funzione sociale. Oggi quattro inquilini su dieci dei 37 mila alloggi Erp pagano un canone compreso tra i 20 e i 48 euro al mese, e cinque su dieci pagano un affitto compreso tra i 120 e i 212 euro mensili, a fronte di un costo medio unitario di 131 euro al mese, solo per le spese di gestione e di manutenzione. Se non fossimo intervenuti in difesa della sostenibilità economica, le Ater non sarebbero più state in grado di assicurare la gestione e la manutenzione delle case esistenti né di realizzare o acquisire nuovi alloggi”.

La riforma prevede che l’assegnazione di un alloggio sia a termine e che avvenga in base ad uno specifico indicatore di situazione economica equivalente, che terrà conto del reddito, del patrimonio, della composizione del nucleo familiare e della sua effettiva capacità economica. “Il contatto a termine e il canone parametrato all’Isee consentiranno di non favorire chi dichiara redditi esigui e magari dispone di altre risorse finanziarie o immobiliari, a scapito di chi ha davvero bisogno. Ricordiamoci che su 16 mila domande in graduatoria, con le norme vigenti solo il 5 per cento degli aventi diritto riesce ad ottenere l’assegnazione di una casa Ater”.

“Le case Erp – ha concluso – resteranno case popolari, cioè a finalità sociale, in funzione delle persone e dei nuclei più fragili. Con l’introduzione dei contratti a termine, di canoni commisurati alla capacità economica degli assegnatari e di norme di responsabilizzazione degli inquilini nella buona conservazione dell’immobile, sarà possibile valorizzare la funzione sociale del patrimonio pubblico, incentivare la mobilità di quegli inquilini che migliorano la propria situazione economica e sostenere la riqualificazione degli alloggi pubblici”.

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