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Pfas, Puppato e Narduolo: “Gravi ritardi dalla Regione”

Roma – “26 luglio 2017, questa la data in cui il Ministero dell’Ambiente ha ricevuto dalla Regione Veneto il Piano preliminare degli interventi previsto dall’articolo 3 comma 5 dell’accordo tra Ministero, Regione ed enti locali per la tutela del bacino idrico del Fratta Garzone e il trattamento dei fanghi conciari sottoscritto a febbraio 2017. Altri cinque mesi sono trascorsi, pur dovendo ascoltare l’assessore Bottacin chiedere, periodicamente, ad uso dei media, i soldi che in realtà ufficialmente non ha mai richiesto.  Lo dicono la senatrice Laura Puppato e la deputata Giulia Narduolo, entrambe del Partito Democratico veneto, a proposito della spinosa questione dell’inquinamento da Pfas e di quelli che definiscono gli imperdonabili ritardi dell’amministrazione regionale.

“La documentazione – aggiungono le due parlamentari venete – parla di invio al Ministero dell’elenco delle opere da realizzare solo alla fine di luglio, ottenendone risposta immediata. Davvero un’eternità per un’amministrazione regionale che si ritiene di qualità, soprattutto considerando il tempo trascorso dalla scoperta dell’inquinamento da Pfas e la gravità della situazione esistente. Cosa sia stato fatto in tutto questo tempo non è dato a sapersi, visto che la nota inviata al Ministero pare anche sproporzionata, richiedendo 36 milioni di euro laddove si sono recuperati fondi per una cifra di 23 milioni”.

“Sarà quindi necessario ancora del tempo – continuano Puppato e Narduolo – per definire i progetti prioritari riguardanti il Fratta Garzone. Infatti, una nuova nota della Regione del 12 settembre, ovviamente corredata dal banner del referendum, rimanda al 25 settembre le decisioni su quali progetti far avanzare, mentre rimangono ancora fermi gli ulteriori 80 milioni di euro stanziati e finalizzati alla rimozione dei Pfas, visto che la Regione non ha ancora presentato alcun progetto specifico per la bonifica come richiederebbe invece l’accordo sottoscritto. Qui, insomma, vi sono oltre 100 milioni che il Veneto tarda a richiedere, pur essendo vitali per un vasto territorio oggi in grave preoccupazione sanitaria”.

“Se invece di pensare al referendum – concludono le esponenti democratiche -, Zaia e Bottacin pensassero un po’ di più a recuperare i contributi fondamentali a disposizione della nostra region,e garantendo al meglio la salute dei cittadini, forse il Veneto potrebbe aspirare davvero ad un’autonomia più completa, mentre oggi vediamo una classe politica incapace di gestire il bene comune, anche quando si tratta di tutelare la salute dei cittadini”.

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