Veneto

Pfas, a breve acque potabili con presenze minime

Venezia – “Con l’impiego di nuovi filtri, risultato di una sperimentazione che ha consentito di stabilire come procedere, nel giro di una decina di giorni gli acquedotti del Veneto interessati dall’inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche, pfas, potranno erogare acqua con valori al di sotto dei 90 nanogrammi per litro come somma di Pfoa e Pfos, sottotipi della famiglia dei pfas. Nei comuni della zona rossa, che comprende più di 200 mila abitanti nelle province di Vicenza, Verona e Padova, il valore limite per i Pfoa non supererà i 40 nanogrammi/l”.

Sono le parole con le quali Nicola Dell’Acqua, direttore generale di Arpav e coordinatore della commissione Ambiente e salute, ha presentato oggi a Palazzo Balbi a Venezia gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda pfas in Veneto. Commissione che, coordinata da Dell’Acqua, ha elaborato la nuova proposta circa i limiti (sopra riportati) da applicare per quanto riguarda l’inquinamento dell’acqua potabile da sostanze perfluoro alchiliche che saranno adottati a breve dalla giunta regionale.

Lunedì prossimo è in programma un incontro tecnico a Vicenza tra Arpav ed enti gestori degli acquedotti per definire i dettagli dell’intervento che si articolerà in tre fasi: “la prima, già iniziata, – precisa una nota diramata in proposito – è quella della messa in opera dei nuovi filtri. La seconda sarà quella delle piccole infrastrutture, che gli enti acquedottistici potranno avviare subito per un ulteriore miglioramento della qualità dell’acqua. La terza fase prevede una rivisitazione generale del sistema acquedottistico per portare acqua pulita nelle aree inquinate, per la quale si attendono gli 80 milioni di euro sbloccati dal governo nell’ambito dei fondi sviluppo e coesione”.

Per quanto riguarda la questione degli scarichi industriali, l’assessore regionale all’ambiente, Gianpaolo Bottacin, ha precisato come dovrebbero essere le norme nazionali a fissare i limiti massimi. Limiti che, per i pfas, sono stati introdotti dal ministero a fine 2015, su richiesta del Veneto, ma solo per cinque sostanze della famiglia.

“Noi siamo andati più in là – ha aggiunto – e il Veneto ha imposto agli scarichi industriali gli stessi limiti delle acque potabili. Per le sostanze che non sono normate a livello nazionale, però, resta il problema dei ricorsi per eccesso di potere, quando i limiti vengono stabiliti con atti amministrativi regionali. Senza una norma di legge nazionale chiara, c’è il rischio concreto di soccombere in sede di giudizio. Cosa che peraltro è già accaduta una volta”.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ti potrebbe interessare...
Close
Back to top button