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Passo indietro sui vaccini. Sospesa la moratoria

Venezia – Inaspettato, se volessimo esagerare diremmo clamoroso, ma preferiamo di gran lunga essere misurati e collocare i fatti nella loro giusta dimensione. Certo è che sorprende il repentino indietro tutta sui vaccini fatto oggi dalla Regione Veneto, che prima, solo un paio di giorni fa, a sfidato il governo decretando una moratoria per le vaccinazioni obbligatorie, un rinvio di due anni insomma, prima di mettersi in regola e non rischiare di non essere ammessi negli asili.

Oggi invece ecco il ripensamento e la marcia indietro. Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha infatti sospeso quel decreto, e l’obbligo immediato di vaccinazione per i bambini da 0 a 6 anni resta. Il governatore ha voluto evitare uno scontro con l’esecutivo, che in effetti minacciava sfracelli, promettendo un ricorso contro il decreto di Zaia al Tar del Veneto? Oppure poteva essere “messo a rischio” il ricorso fatto invece dal Veneto alla Corte Costituzionale contro la Legge Lorenzin, che introduce in Italia l’obbligo di vaccinarsi?

Oppure, e questo è più probabile, non si volevano urtare, in un quadro nazionale, le sensibilità di altri soggetti del centro destra, come Forza Italia, che non avevano condiviso la linea dura e la moratoria di Zaia? Al di là delle dietrologie, quel che è certo è che è ritornato il sereno, con i ministri Lorenzin e Fedeli che hanno già espresso la loro soddisfazione per il rientro neli ranghi del Veneto. Naturalmente, soprattutto in ambito centro sinistra, al compiacimento per il passo indietro si aggiungono valutazioni severe sulla scelta iniziale e sul decreto.

Così, ad esempio, il deputato del Partito Democratico Federico Ginato, vicentino, che commenta la sospensione del decreto regionale di moratoria sui vaccini come “un passo indietro che mette una pezza a una scelta irresponsabile e pericolosa. Con la sua ansia di scontro con il governo su tutto – continua Ginato -, il presidente del Veneto continua a fare danni alla nostra regione. C’è la politica e c’è la responsabilità istituzionale: Zaia dovrebbe imparare dal suo collega di partito Maroni, che ha invece dimostrato di saper distinguere tra le due, mettendo gli interessi della Lombardia e dei lombardi davanti alle proprie fortune elettorali”.

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