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Carlo Presotto
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In Giordania le “Memorie del nostro fugimento”

Vicenza – È stata presentata per la prima volta al Festival Biblico 2016, replicata nell’agosto dello stesso anno sulla cima del Monte Cimone, a Tonezza, e infine presentata lo scorso gennaio a Vicenza, in Basilica Palladiana. Si tratta di “Memorie del nostro fugimento”, performance del centro di produzione teatrale La Piccionaia, scritta da Carlo Presotto e Diego Dalla Via, in collaborazione con Non dalla guerra, associazione nata nel 2014 dall’esperienza di alcuni ragazzi vicentini in Giordania, a contatto con la realtà dei profughi siriani.

Ora, “Memorie del nostro fugimento” sbarca proprio in Giordania, all’interno di un evento di cui la stessa associazione Non dalla guerra figura tra i promotori internazionali insieme a Caritas giordana e Living peace international. L’evento è lo Youth world peace forum 2017, che si terrà ad Amman dal 22 al 25 settembre e sarà preceduto, dal 17 al 22,  dallo Youth world peace camp di Madaba, sempre in Giordania, nel quale quasi cento giovani avranno l’opportunità di svolgere insieme attività di volontariato prima dell’inizio ufficiale del forum, che prevede la partecipazione di circa 700 giovani peacemaker da tutto il mondo.

La performance teatrale de La Piccionaia è stata scelta come rappresentante di una modalità innovativa di narrazione del dramma dei rifugiati e la prima parte di questo lavoro, dal titolo “Partire è un po’ morire”, adattata per l’occasione in lingua inglese, verrà presentata da Carlo Presotto all’interno del workshop di peace-building del 22 settembre. “Una sessione di lavoro – spiegano gli organizzatori – incentrata sull’individuazione dei soggetti rilevanti per la costruzione della pace, lo sviluppo di progetti, la messa a punto di modelli di comunicazione e dialogo. L’obiettivo generale è infatti quello di motivare i partecipanti a intraprendere azioni e diventare attivisti di pace all’interno dei propri paesi”.

“Memorie del nostro fugimento” è nata come cortocircuito tra storia e attualità, a cento anni dall’esodo forzato che, tra il maggio e l’agosto del 1916, vide più di 76mila abitanti dell’alto vicentino costretti ad abbandonare le loro case, investite dalla furia della Strafexpedition austroungarica. Un tema che, dopo un secolo, è ben lontano dall’essere soltanto una pagina di storia e che, attraverso la modalità messa a punto da Carlo Presotto, con il progetto Silent Play, viene posto all’attenzione del pubblico sotto forma di esperienza attiva e sensoriale.

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