Sciopero medici di base, Regione: “Colpa di Roma”

Venezia – “Ciò che i medici di medicina generale del Veneto dovrebbero capire è che sulle strategie di rafforzamento della sanità territoriale parliamo esattamente la stessa lingua, cosa che non mi pare faccia la Fimmg nazionale, spesso schierata con il governo dei tagli, a cominciare dal silenzio sul decreto nazionale 70, che impose il taglio dei posti letto senza nulla prevedere per la sanità territoriale”. Lo dice l’assessore regionale alla sanità, Luca Coletto, in relazione alle polemiche e all’annunciato sciopero dei medici di base del Veneto che hanno programmato quasi un mese di sciopero distribuito su un arco temporale che arriva fino a maggio e che comincia martedì 19 settembre. Ambulatori chiusi e disagi per tutti dunque, in varie giornate nel prossimo periodo, se non ci saranno novità capaci di cambiare la situazione

“I medici di famiglia, – continua l’assessore -,  che hanno denunciato ritardi dei quali la Regione sarebbe responsabile, dovrebbero ammettere che, anche quest’anno, il governo nazionale ha tagliato 160 milioni alla sanità veneta (gli ultimi di una lunga serie in atto da cinque anni) e che non esiste macchina al mondo che possa fare più strada di quello che gli consente la benzina che c’è nel serbatoio. Detto questo, garantisco che continueremo a investire tutto il possibile sulle medicine di gruppo e sugli ospedali di comunità. E’ quello che ci consente la realtà dei fatti, che il governo nazionale ha stravolto ben dopo l’approvazione del Piano sociosanitario del Veneto del 2012, non rispettando il patto nazionale per la salute, né nei contenuti né negli impegni finanziari”.

“Quanto è stato fatto per la medicina territoriale – incalza Coletto – lo ha fatto la Regione per sue scelte, per tradurre in fatti il nostro piano e per sostenere uno dei cardini della sanità come la medicina di base. Non basta? Posso anche essere d’accordo, ma allora mi aspetterei, dai nostri medici di base, la disponibilità a fare squadra per costringere Roma a tagliare meno, e soprattutto dove si deve perché si spreca, quindi non certo in Veneto. Impresa ardua, che potrebbe non servire se potessimo investire sui bisogni dei veneti anche solo una piccola parte delle tasse che essi pagano a Roma senza che un euro torni sul territorio a loro vantaggio”.

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