Vicenza, Ponte degli Angeli nei giorni dell'alluvione del 2010

Maltempo e territorio. Parlano i geologi

Roma – “In una nazione in cui il 3.2 per cento della popolazione è residente in aree ad elevata pericolosità idraulica, il 10 per cento in aree a media pericolosità e il 15 per cento in aree con scarsa probabilità di alluvioni, è necessaria una svolta per un corretto governo del territorio”. A parlare così è Fabio Tortorici, presidente della Fondazione centro studi del Consiglio nazionale dei geologi, a proposito dell’allarme maltempo che ha colpito il centro Italia.

Fabio Tortorici
Fabio Tortorici

“Sulle cause degli eventi disastrosi delle ultime ore – denuncia Tortorici – punto il dito innanzitutto sulla spiccata antropizzazione e cementificazione, che impedisce alle acque piovane di infiltrarsi nel sottosuolo, facendole invece scorrere rovinosamente in superficie. Negli anni ’50, il consumo di suolo era pari al 2.7 per cento, oggi  si è passati al 7.6 per cento; in altre parole, nel nostro Paese ogni secondo si consumano circa tre metri quadrati di suolo”.

“Un’altra importante concausa del dissesto idrogeologico – prosegue il geologo – è il cambiamento climatico. Da oltre un decennio, infatti, si verificano fenomeni meteorici tali da concentrare in poche ore quantità di pioggia che mediamente dovrebbe precipitare in tempi molto più lunghi.  A Livorno in poche decine di minuti sono caduti oltre 250 mm di pioggia: questo è un dato eccezionale, ma altrettanto anomalo è che, nella Commissione edilizia dello stesso comune, sia stata assente la figura del geologo dal 2006 al 2014, anni in cui l’urbanizzazione si è molto sviluppata”.

“Per mettere  in sicurezza il nostro paese – continua Tortorici -, non sono sufficienti ‘finanziamenti a pioggia’, ma è necessaria una programmazione a vari livelli: innanzitutto serve un approccio tecnico-scientifico al dissesto idrogeologico, passando attraverso la manutenzione degli alvei e il monitoraggio geo-ambientale per verificare l’imminenza di un evento, potenziando i sistemi di informazione e di allarme della popolazione. Un altro fondamentale elemento da mettere in campo è rappresentato dal continuo aggiornamento delle carte che rappresentano le aree a pericolosità e rischio, in atto o potenziale.

“Infine– conclude Tortorici – , è basilare investire sull’educazione della cittadinanza, che dovrebbe conoscere i comportamenti da assumere durante, prima e dopo un evento atteso o di una emergenza. Vanno implementati gli insegnamenti atti a sviluppare nei bambini il rispetto e la sensibilità alla tutela del territorio. È ora che si prenda coscienza dell’importante ruolo svolto dal geologo nella prevenzione dai rischi naturali, in un Paese in cui si passa da una emergenza all’altra: terremoti, frane, siccità, alluvioni, con ritmi sempre più incalzanti”.

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