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Lovato Gas, Mara Bizzotto porta il caso in Europa

Vicenza – “Noi stiamo e staremo sempre dalla parte dei lavoratori della Lovato Gas di Vicenza che stanno lottando per salvare i loro posti di lavoro contro l’assurda decisione di delocalizzare le produzioni in Polonia, Iran e India. Una scelta folle, che rischia di mettere in mezzo ad una strada 90 lavoratori e di creare profonde ferite occupazionali ed economiche per tutto il nostro territorio. La battaglia dei lavoratori della Lovato è sacrosanta, e ha il nostro totale appoggio”. Sono parole della europarlamentare vicentina della Lega Nord, Mara Bizzotto, che questa mattina ha fatto visita ai lavoratori riuniti in presidio permanente davanti alla storica sede della fabbrica vicentina. L’eurodeputata, proprio oggi, ha anche presentato un’interrogazione urgente alla Commissione europea su questo caso.

“Quello che sta succedendo alla Lovato, che dal 2008 è stata acquistata dal gruppo Landi di Reggio Emilia, è l’ennesimo vergognoso caso di delocalizzazione selvaggia rispetto alla quale l’Unione Europea ha il dovere di intervenire” ha aggiunto Bizzotto, che nella sua interrogazione alla Commissione europea denuncia “l’inaccettabile comportamento della proprietà che, pur di fronte ad un’azienda sana, con un bilancio in attivo e che si contraddistingue per valore tecnologico, ha annunciato la chiusura dello stabilimento per portare le sue produzioni in paesi dove il costo del lavoro è infinitamente più basso, traendo quindi profitto dal lavoro sottopagato”.

L’europarlamentare chiede inoltre a Bruxelles “di verificare se il Gruppo Landi ha beneficiato, o beneficerà, di finanziamenti europei per spostare all’estero, qualora fossero accertati, di bloccare qualunque tipo di fondo europeo nei confronti del Gruppo Landi”.

“Difendere i nostri lavoratori – sottolinea Bizzotto -, le nostre fabbriche e le produzioni Made in Italy dalla delocalizzazione selvaggia operata dai grandi gruppi e dalle multinazionali, deve essere un imperativo categorico per tutti noi. Come chiedo da anni, per fermare la piaga della delocalizzazione  e il fenomeno del dumping sociale, l’Unione europea deve mettere in atto una legislazione chiara e restrittiva che preveda, tra le altre cose, l’azzeramento e l’eventuale restituzione dei fondi comunitari per tutti quei gruppi che licenziano i in Italia per poi assumere lavoratori a basso costo in Paesi come Polonia o Iran”.

“Mi appello infine alle autorità italiane – conclude l’europarlamentare – affinché si adoperino con celerità a richiedere a Bruxelles la mobilitazione del Feg (Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione) e di ogni altro possibile fondo europeo per sostenere i lavoratori della Lovato Gas nella sciagurata ipotesi che dovessero essere licenziati se il Gruppo Landi proseguirà con questo insensato piano di riorganizzazione”.

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