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Lauree in sanità, Zaia: “Ministero ci penalizza”

“In questo paese il futuro dei giovani conta solo a parole. Nei fatti, invece, succede che l’università di Padova (e le altre venete non stanno meglio) si vede costretta a tagliare 91 posti nei corsi di laurea per le professioni sanitarie (infermieri, ostetriche, dietisti ecc.) perché il Ministero ha tagliato pesantemente il numero di posti da mettere a disposizione dei ragazzi. Siamo stanchi di combattere per avere ogni volta ciò che serve allo sviluppo del Veneto e dei Veneti, nella sanità come in tanti altri settori. A questo punto non c’è che una via d’uscita: l’autonomia che cominceremo a prenderci dopo il referendum del 22 ottobre prossimo”.

Lo dice il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, ricordando che “la formazione in sanità e il reperimento delle professionalità che servono a far funzionare al meglio l’assistenza in Veneto sarà uno dei settori sui quali investiremo quello che serve utilizzando parte dei 15,4 miliardi di euro di tasse che i veneti mandano a Roma senza ricevere di ritorno nemmeno un euro e che, con l’autonomia, vogliamo destinare, almeno in parte al territorio invece che lasciarli per gli stipendi di ventimila forestali della Sicilia”.

“In sanità in particolare – incalza Zaia – siamo al paradosso: negli ospedali e nelle strutture pubbliche il personale è ridotto ai minimi termini, ma il ministro Fedeli firma un atto che riduce ancora la formazione dei giovani. A cosa punta il Ministero a favorire l’assunzione di stranieri, magari attraverso cooperative compiacenti, e a lasciare a casa i giovani veneti? Non se ne parla nemmeno. Alla sanità veneta servono più posti? O ce li danno o ce li prendiamo”.

“Abbiamo il diritto di averli – conclude Zaia – e abbiamo il dovere di pensare prima ai nostri giovani. Riuscirci è possibile: basterà sedersi a un tavolo con le Università e con i manager pubblici che la sanità la gestiscono quotidianamente, concordare il numero necessario e sufficiente e usare parte delle tasse venete che ora vanno a Roma per finanziare i posti nei corsi di laurea. Stia tranquilla Roma così facendo non chiederemo nulla al governo nazionale. Semplicemente ci arrangeremo, usando per le necessità dei veneti le tasse dei veneti”.

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