“Dance in villa” chiude il festival Operaestate

Montorso – Mette al centro le architetture dell’arte e del corpo, “Dance in Villa”, appuntamento ormai tradizionale con la danza in Villa da Porto, a Montorso, che ritorna in scena il 14 settembre alle 21. L’evento chiuderà la stagione estiva di Opeaestate Festival, all’interno del cui calendario è inserito, in collaborazione con il Comune di Montorso. Quest’anno, l’appuntamento di “Dance in Villa” presenta una seconda serata divisa in tre sezioni.

Ad aprire la serata il solo “Dear Beauty,” di Anna Grigiante, che porta in scena la transazione di un corpo dalla perfezione vagheggiata alla sua più vera umanità ed espressione. Il solo è un’indagine sul sentirsi bella, a proprio agio negli abiti, nel corpo e in uno spazio vuoto da riempire. Si prosegue con “Bestiario universale”, una performance curata da Matteo Maffesanti che invita a guardare negli occhi un insolito genere umano

“Persone disposte a trasformarsi in bestie – spiegano gli organizzatori -, ma soprattutto a mutare le proprie abitudini, mostrando ciò che senza una lente di ingrandimento non si potrebbe vedere.  L’idea è quella di condurre il pubblico attraverso un viaggio che combina la realtà alla finzione, annotazioni di esploratori desiderosi di raccontare la propria verità. Un’esperienza rivolta a persone comunemente considerate svantaggiate che hanno una particolare inclinazione verso le arti performative, la teatralità ed il mondo artistico nel senso più ampio e libero del termine”.

Matteo Maffesanti, videomaker regista e performer, dal 2012 partecipa in veste di video artista a numerosi progetti internazionali di ricerca coreografica promossi da Operaestate Festival. Negli anni a ha avuto importanti collaborazioni con la coreografa Tiziana Bolfe Briachi e con la performer e coreografa Silvia Gribaudi.

Completa il programma “Ypsilon” del duo di giovanissimi danz’autori Vittoria Caneva e Yuri Locci. La lettera dell’alfabeto “Ypsilon” è una lettera a due punte, unite da una radice comune, proprio come due generi ancorati tra di loro, che condividono lo stesso spazio. Anche quando una scure li separa, essi sapranno comunque che la loro esistenza avrà bisogno di un continuo confronto con l’altro. Come l’androgino nella cultura millenaria è una divinità reincarnata in un’essenza unica, e quindi perfezione (poiché è una “coincidentia oppositorum”), anche i due corpi, riproposti in scena, sono desinati ad esistere uno in relazione all’altro, a cadere e rialzarsi insieme, supportandosi a vicenda.

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