Provinciavicenzareport

Carrè e Chiuppano verso il referendum per la fusione

Carrè – Si è parlato della fusione tra i comuni di Carrè e di Chiuppano, ieri sera, in un appuntamento organizzato nella scuola intercomunale di via Paù, a Carrè. Relatori dell’incontro, i due primi cittadini, quello di Carrè, Davide Mattei e quello di Chiuppano, Giuseppe Panozzo, che hanno illustrato ai presente i vantaggi dell’unificazione. Ampio spazio è stato lasciato al dibattito. “Abbiamo pensato a questi appuntamenti – hanno infatti sottolineato i sindaci – per avere un contatto diretto con le persone e per raccogliere opinioni, osservazioni, dubbi, domande e le perplessità su un tema, quello della fusione, che è fondamentale per il nostro futuro”.

Il processo di avvicinamento tra i due comuni, che fino al 1911 costituivano un unico paese, ha radici lontane. Da circa 30 anni, infatti lo statuto è unico e da tempo, secondo un obbligo di legge, alcuni servizi e funzioni, come ad esempio l’ufficio tecnico e la protezione civile, sono in condivisione. La fusione, secondo i sindaci, sarebbe quindi la naturale prosecuzione di questo percorso e inoltre garantirebbe notevoli vantaggi.

“I cittadini – ha sottolineato Mattei – avrebbero a che fare con una macchina amministrativa più snella e che potrebbe garantire maggiori servizi. Dando uno sguardo all’ambito del sociale, ad esempio, la scarsa natalità e l’invecchiamento della popolazione, senza contare i tagli dello stato, stanno mettendo in difficoltà i municipi nel coprire le spese. Una unione tra i territori fornirebbe all’unica amministrazione, che si occuperebbe di gestire i due centri abitati, importanti mezzi per poter operare in maniera più incisiva”.

In caso di fusione al comune unico (per il quale i nomi proposti attualmente sono Carrè-Chiuppano e Colbregonza, ma c’è spazio per altre ipotesi, come testimonia il foglietto distribuito ieri ai presenti), arriverebbero 7/800 mila euro l’anno, per dieci anni, vale a dire un gruzzolo di circa 8 milioni, da gestire nel territorio senza i vincoli del patto di stabilità.

I sindaci hanno analizzato a fondo la questione dell’unificazione, anche toccando l’aspetto del “sentimento del campanile”, forse uno dei più sentiti, che potrebbe spingere i votanti ad una scelta di pancia. “Nessuno – hanno infatti precisato – ha intenzione di annullare la storia e le tradizioni dei singoli centri abitati, i quali non spariranno nel caso di creazione di un Comune unico. Non ci sarà nessuna perdita di identità. Non si tratterà di una incorporazione, ma di un confronto alla pari, questo anche vista la consistenza numerica delle due comunità, la cui popolazione si differenzia di un migliaio di abitanti”.

Ieri sera, considerando anche le impressioni raccolte tra la gente in sala al termine del dibattito, il sì alla fusione è sembrato l’orientamento prevalente. Alcuni dubbi sono stati sollevati a proposito di aspetti pratici, come ad esempio il cambio di generalità nelle carte d’identità e nelle patenti nell’eventualità della nascita di un nuovo Comune. “Non andranno sostituite subito – ha assicurato Mattei -. Le variazioni  verranno apportante al momento del rinnovo, dopo la naturale scadenza dei documenti stessi. A proposito, invece, delle utenze, stiamo cercando di capire come poter favorire un automatismo delle modifiche. Questo è uno dei punti che intendiamo approfondire con chi ha già affrontato il percorso dell’unificazione”.

Sul web, invece, sembrano essere più numerosi i pareri negativi. “Sarebbe stato importante – ha sottolineato Panozzo – anche la partecipazione di coloro che non ritiene opportuna l’unione, magari spiegando il perché della loro posizione. Questo perché il dibattito e lo scambio di idee sono fondamentali per giungere ad una decisione consapevole. Ma ci saranno altri incontri e auspichiamo che questo possa avvenire”.

Per quanto riguarda i passi successivi dell’iter avviato, è stato già sottoposto alla Regione lo studio di fattibilità sulla fusione (studio pubblicato nelle pagine web dei due comuni, Carrè, Chiuppano) e nei prossimi consigli comunali verrà formalizzata la richiesta per l’indizione del referendum. La Regione valuterà i documenti presentati e la fattibilità della consultazione rispetto alle caratteristiche delle due comunità. In caso di risposta positiva, le votazioni si terranno entro l’autunno del 2018.

Un referendum che, giova sottolinearlo, non prevede il quorum. Questo significa che si recherà alle urne, deciderà per tutti, anche per gli assenti. Nel caso di voto favorevole del 50% degli elettori di entrambi i comuni (non, quindi, la somma tra i due, ma la maggioranza assoluta per ogni centro), la fusione diventerà realtà. Potranno esprimere il loro voto tutti i cittadini maggiorenni, residenti nei due comuni, che abbiano la cittadinanza italiana o europea.

Ilaria Martini

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button