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Bassano, il racconto di… “un cervello in fuga”

Bassano del Grappa – E’ stimolante l’appuntamento culturale in programma il 16 settembre, alle 17.30, a Bassano del Grappa, nell’ambito degli incontri con l’autore organizzati dalla Libreria Palazzo Roberti. L’ospite sarà lo scrittore e saggista bassanese Beppi Chiuppani, mentre la discussione sarà incentrata sul futuro del sapere umanistico, in un dialogo tra l’autore ed il suo editore, Simone Benvenuti, de Il Sirente, a partire dall’esperienza del romanzo di Chiuppani Quando studiavamo in America definito “il primo testo letterario pubblicato in Italia sull’esperienza di un cervello in fuga negli Stati Uniti”.

Romanzo d’idee sul sistema universitario americano, Quando studiavamo in America, è il ritratto di una generazione messa davanti a un mondo costantemente definito in crisi. Ma è anche una riflessione sull’importanza della cultura umanistica, e la testimonianza di un’esperienza all’estero in ambito universitario, prima della chiusura di frontiere e muri.

“Lo stesso Beppi Chiuppani – spiegano gli organizzatori – ha molte esperienze all’estero, compreso un dottorato di ricerca alla University di Chicago che lo accomuna ai protagonisti del libro, un testo ibrido che rientra in una stagione sperimentale. Protagonista è infatti un dottore di ricerca, la cui vicenda è ricostruita da un amico e collega, voce narrante del libro, che indaga le ragioni del suo allontanamento da Chicago. A partire da questa storia di amicizia e legami, l’autore racconta la realtà di quella che viene troppo spesso presentata come un’epopea a lieto fine

“Dunque si va all’estero – scrive l’autore -, si trova una borsa di studio o un posto di lavoro, e si vive felici e contenti forever after. Questa è la storia classica di cui si parla. Eppure in molti casi, di certo non soltanto il mio, si cerca ben altro che uno stipendio: si cerca un modello diverso di produrre conoscenza”.

Nel racconto si inseriscono anche una serie di riflessioni sulla cultura umanistica occidentale: perché esiste una così scarsa letteratura sulle esperienze di studio nelle università americane? Perché occuparsi di letteratura e cultura umanistica davanti a un mondo in perenne crisi economica, mentre dall’altra parte del mondo c’è un’Europa che non regge, e una laurea che sembra non avere più valore? E quali sono i cambiamenti culturali quando si passa dall’euforica America di Obama a quella di Trump?

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