Da sinistra Bulgarini D'Elci e Goldin in una delle sale della mostra. I quadri arriveranno martedì

Vicenza, tutto pronto per la mostra di Van Gogh

Vicenza – “Una esperienza immersiva nella vita e nelle opere di Vincent Van Gogh”. Con queste parole il critico d’arte Marco Goldin ha definito la mostra monografica sul pittore olandese, della quale è il curatore, dal titolo “Tra il grano e il cielo”, in programma a Vicenza, nella Basilica Palladiana, e visitabile dal 7 ottobre all’8 aprile 2018. Cliccando sul simbolo play, sotto la foto, si potrà ascoltare una breve intervista a Goldin, che proprio questa mattina, assieme al vicesindaco Jacopo Bulgarini D’Elci, ha illustrato l’allestimento della mostra. I quadri non sono ancora presenti: i primi arrivi sono previsti per martedì.

“L’esposizione – ha sottolineato Goldin – ricostruisce la vita di Van Gogh ricorrendo a diversi elementi: le opere, 129 in totale, suddivise tra 43 dipinti e 86 disegni, le lettere, che spesso riguardano proprio i suoi lavori, e le fotografie dei luoghi nei quali il pittore originario di Zundert ha vissuto. Le prime cinque sale narrano il periodo trascorso in Olanda, mentre le ultime fanno riferimento ai quattro anni e mezzo trascorsi in Francia”. Chiudono la mostra una sala con sette dipinti di Matteo Massagrande, che raccontano per immagini il monologo “Canto dolente d’amore. L’ultimo giorno di Van Gogh”, scritto da Goldin, e una sala cinema, dove i visitatori potranno assistere alla proiezione di un film documentario, della durata di circa un’ora, sulla vita dell’artista olandese.

Per quanto riguarda il percorso dell’esposizione, la prima sala fa riferimento agli anni trascorsi da Van Gogh nel Borinage, in Belgio. Tra le opere spicca una versione dei due zappatori, che introduce subito il confronto con Jean-François Millet. La mostra infatti, oltre a mettere in evidenza il rapporto tra il disegno e la pittura in Van Gogh, fa un parallelo tra i suoi lavori su determinati temi e quelli di altri artisti.

Segue il periodo del trasferimento dal Belgio in Olanda, ad Etten, nella regione del Brabante (aprile 1881) e poi a L’Aia. Qui Vincent frequenta l’atelier del pittore Anton Mauve, e realizza, nel 1882, il suo primo quadro ad olio, il ritratto di una prostituta che sarà la sua unica compagna di vita, visibile nella terza sala assieme a ritratti e disegni di Sien Hoornik,.

La quarta sala racconta il tempo passato a Nuenen, tra il 1883 e il 1885. “In questo periodo – ha evidenziato Goldin – le opere riflettono alcuni importanti cambiamenti, anche dal punto di vista cromatico, nella pittura di Van Gogh, che diventa più importante, anche se il disegno su carta, con diverse tecniche, resta comunque fondamentale. I grandi temi che definiscono il periodo di Nuenen sono i tessitori, le teste dei contadini e i paesaggi, anche nel rapporto con i pittori della scuola dell’Aia. Nella quinta sala, invece, i temi presenti sono quelli della mietitura, delle nature morte e, ancora, dei paesaggi”.

Nella sesta stanza si entra in Francia, ad Arles e a Parigi (1887-88), dove il pittore olandese viene in contatto con l’arte moderna, quella degli impressionisti. L’8 maggio 1889 Van Gogh decide di trasferirsi nella casa di cura di Saint Paul de Mausole, a Saint-Rémy. L’istituto per malattie mentali, dove ha vissuto dal 9 maggio 1889 al 16 maggio 1890, è riprodotto in un plastico di venti metri quadrati al centro di una sala. Quest’opera è circondata da foto dell’epoca e moderne della struttura e dei luoghi circostanti. Nella stanza successiva, invece, trovano posto i quadri realizzati a Saint-Rémy e pure quelli dipinti ad Auvers-sur-Oise, dove Vincent si trasferisce il 20 maggio 1890 e dove poi morirà nella notte tra il 28 e il 29 luglio.

Nell’ultima sala, prima della sala cinema, saranno in mostra, come detto all’inizio, sette quadri di Massagrande che illustrano il monologo di chiusura dello spettacolo teatrale sulla vita di Van Gogh, scritto da Goldin. “Ho immaginato – ha spiegato il curatore – che Van Gogh, appoggiato al tronco di un albero, vicino al cimitero di Auvers, dopo essersi sparato un colpo di rivoltella al petto, facesse un canto dolente d’amore, da qui il titolo del monologo, raccontando gli amori mai avuti, il suo desiderio di amare e l’impossibilità di ricevere amore”.

Ilaria Martini

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