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E’ con i Pfas che si impermeabilizzano tanti oggetti che usiamo ogni giorno...
E’ con i Pfas che si impermeabilizzano tanti oggetti che usiamo ogni giorno...

A proposito di Pfas e di terrorismo sanitario

Dal Gruppo di pianificazione e territorio del Partito Democratico di Vicenza, riceviamo e pubblichiamo l’0intervento che segue sulla questione dell’inquinamento da Pfas. E’ una analisi, breve ma ragionata, su cosa fare per risolvere il problema…

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Vicenza – La Commissione provinciale ambiente del Partito Democratico di Vicenza ha da tempo elaborato un documento sul tema dei fluorurati, più noti come Pfas, che vale la pena riprendere. Il primo argomento basilare su questo tema che occorre evidenziare è che per queste sostanze non esiste, allo stato delle conoscenze scientifiche, nessun enzima che le possa distruggere. Per cui da qualche parte andranno a finire; dopo vedremo dove. Quindi tutto quello che si fa attualmente è solo uno spostamento del problema, non la soluzione.

La soluzione sta nel non produrli più. La cosa è semplice da enunciare ma difficile da attuare, per due ordini di motivi. Il primo: questo materiale è impiegato nei nostri consumi quotidiani sotto forma di oggetti che hanno subito trattamenti impermeabilizzanti (goretex, scarpe, borse, vestiario ecc.) o antiaderenti (pentole, carta da forno ecc.) ed ignifughi. Per cominciare a ridurne l’uso è necessaria una adeguata informazione ed educazione dei consumatori che dovrebbero allertarsi nell’impiego di tutti quei prodotti che hanno subito una qualche lavorazione con i perfluorurati.

Il secondo motivo, che va di pari passo con il primo, dipende dal settore industriale che non si è ancora impegnato abbastanza nella ricerca di materiali sostitutivi. Qui entra in campo una corretta politica industriale che, attraverso penalità per le cattive pratiche ed incentivi finalizzati alla ricerca scientifica, favorisca la scoperta di materiali non inquinanti. Si può produrre una sostanza solo se c’è contemporaneamente un enzima che la possa distruggere. Punto. Cosa si fa invece? Per dirla alla veneta “un tacon costoso che no giusta el sbrego”.

I vari enti preposti e le dichiarazioni dei politici mirano, con un palleggio di responsabilità tra Regione e Governo sulla definizione dei parametri, a ridurre le emissioni nelle acque di scarico dalle aziende che utilizzano i perfluorurati attraverso investimenti per dotare gli impianti di costosi filtri a carboni attivi che ingabbiano la sostanza inquinante, che non può essere rimossa, e che richiede che il tutto venga smaltito. Dove? Nelle cave di salgemma in Germania per restarci qualche secolo? Chi controlla?

Questo è un problema che viene semplicemente lasciato nell’oblio. Non si sa dove le scorie vanno a finire, ma certamente le carte saranno a posto. Conta la forma, per togliersi ogni responsabilità, e la sostanza è secondaria. Dobbiamo quindi essere consapevoli che questo è un tampone, che consente di non aggravare la situazione attuale ma la soluzione è in quanto abbiamo esposto sopra. Non c’è scampo e purtroppo, anche se le autorità preposte decidessero domani mattina, e ne dubitiamo, occorrono competenze scientifiche, risorse ben indirizzate e tempo.

Tutto questo poi viene condito da una propaganda politica che si alimenta facendo del terrorismo sanitario nei confronti della popolazione. Dopo aver analizzato il sangue di tutti i cittadini delle zone coinvolte da questo inquinamento e aver trovato che i parametri nel sangue sono alti, cosa si fa? C’è un farmaco che possa ridurre queste sostanze dal sangue? La plasmaferesi? Vogliamo introdurre un tema che, nel dibattito politico attuale, non è mai entrato in campo e che, secondo quanto analizzato dalla nostra Commissione, dovrebbe sollevare seri motivi di preoccupazione alle autorità preposte.

Per produrre i Pfas e simili occorre l’acido fluoridrico, che non viene prodotto da chi lo utilizza per le lavorazioni che impiegano i perfluorurati, ma viene trasportato, immaginiamo con tutte le autorizzazioni del caso, nelle aziende che ne fanno richiesta. Il trasporto di questo materiale sotto forma di gas viene fatto con cisterne trainate da motrice. Un qualunque incidente di percorso, che finora fortunatamente non è mai avvenuto e speriamo che non avvenga, potrebbe causare la fuoriuscita di questo gas e le conseguenze sarebbero disastrose, nel senso letterale del termine, per l’ambiente, dove si propaga trasportato dal vento, e per le persone. Vogliamo cominciare a pensare a quali provvedimenti prendere?

Gruppo di pianificazione e territorio Pd Vicenza

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