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Riso, raccolta anticipata a causa della siccità

Vicenza – Anche il riso vicentino ha sofferto gli effetti della grande calura che ha contrassegnato l’estate 2017. La siccità ha messo infatti quest’anno a dura prova le coltivazioni nelle due zone di produzione, Grumolo delle Abbadesse e Lonigo, con una carenza idrica che ha portato a una sorta di competizione sull’acqua con le coltivazioni del mais. Come è accaduto con l’uva, anche per il riso la raccolta potrebbe partire in anticipo, presumibilmente già il 10 settembre.

“È stata un’estate anomala, che ha messo a dura prova i risicoltori – spiega Massimo Cichellero, direttore di Confagricoltura Vicenza -. La carenza d’acqua si è sentita soprattutto nelle zone in cui c’è molto mais, e inoltre ha portato a un incremento del brusone, malattia funginea che si è manifestata verso fine giugno proprio a causa delle alte temperature. Alla vigilia della raccolta, le previsioni sono comunque buone e la coltivazione è abbastanza regolare.  Le prime mietitrebbie potrebbero già comparire nella seconda settimana di settembre. Come sarà la qualità si vedrà dai primi tagli e ci auguriamo anche che sia buona”.

“Per quanto riguarda i prezzi – sottolinea il direttore di Confagricoltura Vicenza -, continua la sofferenza per il Carnaroli e l’Arborio, battuti a 40 euro e in costante discesa a causa della concorrenza dei paesi a dazio zero come il Vietnam, la Cambogia, la Thailandia, l’India e il Pakistan, che vendono riso a prezzi stracciati nell’Unione europea, mettendo in ginocchio i produttori veneti. I prezzi subiscono un brusco calo a causa della sovrapproduzione, non consentendo più ai produttori di essere competitivi”.

Nella provincia di Vicenza, secondo i dati dell’Ente nazionale risi, sono 135 gli ettari coltivati a riso sui 3.615 del Veneto, con prevalenza di Carnaroli (70,72), seguito da Vialone Nano (31,30), Gruppo varie lungo (13,54), Gruppo padano (7,92), Arborio (7,69) e Gruppo Baldo (3,88). L’unica varietà ad avere una buona tenuta a livello di prezzi è il Vialone Nano, che ha un mercato prevalentemente veneto e viene utilizzato nella ristorazione per risotti d’eccellenza.

“Se si continua a importare riso a dazio zero – osserva però Cichellero -, si rischia che anche il riso di alta qualità subisca una concorrenza sleale e porti scompensi sul mercato. Ci auguriamo che l’Ue accolga la richiesta del ministro Maurizio Martina di attivare la clausola di salvaguardia, che permetterebbe la sospensione delle concessioni tariffarie a favore dei Paesi meno avanzati. I numeri, del resto, parlano chiaro. Se nel 2009 l’Unione europea importava dai Paesi meno avanzati 30 mila tonnellate di riso, oggi ne arrivano 300 mila. Un danno enorme per i risicoltori europei dovuto alla decisione di eliminare tutti i dazi all’import di riso dai cosiddetti Paesi meno avanzati. Oggi l’Ue consuma circa tre milioni di tonnellate di riso all’anno, con la metà che arriva dall’estero”.

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