PrimaNoi: “Migranti manodopera a basso costo”

Vicenza – “Sulle pagine del Giornale di Vicenza è uscita un’intervista a Enzo Miotti, socio fondatore di Dimensione Impresa, una società che in provincia di Vicenza ha in carico 140 sedicenti profughi di cui alcuni sono stati inseriti in aziende sotto la formula degli stage a 500 euro al mese. Le parole di Miotti rappresentano la quintessenza dell’ipocrisia, in quanto ha precisato che non esiste alcun business e che i costi vivi per la gestione dei migranti sono talmente alti da ridurre al minimo il profitto”.

Sono parole molto dure queste, e sono state pronunciate da Alex Cioni, portavoce del comitato PrimaNoi, che ricorda come effettivamente i costi a cui le cooperative e le società come quella di Miotto sono soggette, ricadano nel piano spesa della gestione dei migranti. “Ma negare che ci sia un affare lucroso nella gestione dell’accoglienza – stigmatizza Cioni -, significa dimenticare quanto accaduto in questi anni, vedasi l’inchiesta di mafia capitale a Roma o di Ecoficina in Veneto”.

“In effetti – continua Cioni -, non sarebbero così tante le cooperative e le società che si reinventano professionisti dell’accoglienza, anche quando non lo sono, se non esistesse la concreta possibilità di fare tanti soldi in poco tempo, il che sarebbe legittimo se il fatturato prodotto derivasse da un servizio oggettivamente utile alla comunità. L’aspetto che più infastidisce riguarda il cosiddetto ricollocamento lavorativo dei richiedenti asilo”.

“Siamo alla dimostrazione palese dell’utilizzo dei migranti come manodopera da sfruttare a basso costo, cosa che inevitabilmente produce una concorrenza sleale nei confronti dei lavoratori italiani. Le centinaia di migliaia di migranti che arrivano dalle coste libiche rappresentano, come diceva Marx, il tipico esercito industriale di riserva pronto ad entrare nelle filiere della produzione a prezzi stracciati coperti da contratti fittizi come spesso risultano essere gli  stage”.

Il ragionamento del portavoce del comitato PrimaNoi fa leva dunque sulle difficoltà che incontrano i giovani italiani  trovare un’occupazione. “Non è vero che non ci sono lavori che gli italiani non vogliono più fare – conclude infatti Cioni -, almeno non sempre è così, ma ci sono lavori che gli italiani non sono disposti a fare per pochi euro all’ora. Con ogni evidenza, siamo davanti ad una  ingiustizia verso il popolo italiano, perchè le società come quella di Miotto creano le condizioni ideali per una sostituzione dei lavoratori italiani con una nuova manodopera disposta a tutto pur di sopravvivere, anche a fare per tre euro all’ora ciò che un giovane veneto difficilmente farebbe per la stessa cifra”.

Un commento

  1. armando todesco

    La immigrazione come grande business incontrollato .questo viene fuori ora ma lo dicevamo parecchi anni fa che la cosa puzzava di imposizione politica e di lllegalita’ sociologica visto che coi soldi dei finti profughi le donne italiane avrebbero fatto nascere centinai di bambini che non hanno pootuto fare per le spese e per i soldi che erano sempre pochi per loro.Assoc Qualita’ della vita Solagna

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