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La base militare americana nell'area ex Dal Molin
La base militare americana, con davanti l'area ex Dal Molin

Vicenza, non c’è pace… per il Parco della Pace

Vicenza – “Il progetto del Parco della Pace approvato dalla giunta comunale di Vicenza rafforza invece di diminuire i danni causati dalla base americana all’ex Dal Molin”. E’ duro il giudizio espresso sul progetto di fattibilità/definitivo del Parco della pace, varato e presentato nei giorni scorsi dall’amministrazione di Achille Variati. Ad esprimere questo parere negativo sono le associazioni Civiltà del verde, Associazione comunità Papa Giovanni XXIII, Coordinamento stranieri di Vicenza, Cristiani per la pace, Forum per la pace Monticello Conte Otto, Mettiamo radici al Dal Molin, Presidio No Dal Molin, Vicenza libera No Dal Molin.

Fanno tutte parte del Tavolo della partecipazione, nominato per esprimere pareri non vincolanti ma obbligatori su tutto ciò che riguarda l’area del Parco della Pace, e ribadiscono pubblicamente la loro “netta contrarietà al progetto presentato dall’amministrazione comunale di Vicenza perché esso, a loro parere “concretizza il progressivo evidente scostamento dagli originali principi costitutivi del parco, via via attenuati nel corso della pluriennale attività del Tavolo, fino al loro sostanziale annullamento nella progettazione finale”

Secondo le associazioni il progetto che è stato presentato va respinto anche perché:

  • svuota il parco del significato tangibile e intangibile che doveva avere quale luogo simbolo della pace e della memoria delle lotte dei cittadini che si sono strenuamente opposti alla costruzione della nuova base militare Usa;
  • disattende le raccomandazioni Unesco contenute nel rapporto Hia e nel report dell’Advisory mission Unesco-Icomos di “realizzare uno stretto legame del parco con il disegno e il sistema agro-rurale del territorio, che è un elemento cruciale della proprietà del Patrimonio dell’Umanità” (pag. 28 dello stesso) onde evitare così il rischio che un simile progetto “rafforzi invece di diminuire l’impatto e i danni causati dalla base militare”;
  • prefigura un labirinto di percorsi discontinui, spezzati da un fitto reticolo di canalizzazioni idriche, di aree umide ed altre esondabili. Quasi che la funzione primaria del futuro parco consista nella regimentazione delle acque di falda e meteoriche che ristagnano in quell’area a causa della demolizione della rete di drenaggi, avvenuta durante la costruzione dell’attigua base militare Usa;
  • richiede infine costi elevati, sia per quanto riguarda la realizzazione che per la futura manutenzione, che saranno destinati ulteriormente a crescere per le parti non prese in considerazione come i collegamenti la mobilità e il ripristino della rete fognaria di Via Sant’Antonino.

“In definitiva – concludono le associazioni – non vogliamo diventare corresponsabili della realizzazione di un parco che, così com’è stato progettato e approvato, risulta del tutto estraneo al contesto che lo circonda e rischia, come scrive il rapporto dell’Unesco, di rinforzare invece che diminuire il danno e l’impatto causato dalla base militare. Chiediamo quindi che il progetto esecutivo recepisca  queste raccomandazioni, oltre a quelle legate alla storia del territorio e alla comunità che lo vive, altrimenti  le associazioni firmatarie non si riconosceranno più nel percorso partecipativo rappresentato da questo Tavolo della consultazione e ne trarranno le dovute conseguenze. Chiediamo inoltre la pubblicazione sul sito del comune di tutti i documenti del progetto di fattibilità/definitivo approvati dalla giunta”.

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