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Morte di un soldato lealista. Cordoba, settembre 1936 - © Robert Capa © International Center of Photography/Magnum Photos
Morte di un soldato lealista. Cordova, settembre 1936 - © Robert Capa © International Center of Photography/Magnum Photos

La grande fotografia a Bassano. E’ Robert Capa

Bassano del Grappa – Mostra fotografica da non perdere, nei prossimi mesi, a Bassano del Grappa. Dal 16 settembre al 22 gennaio 2018 il Museo civico bassanese ospiterà infatti, in collaborazione con Magnum Photos, la Casa dei Tre Oci e Manfrotto, la mostra dal titolo “Robert Capa. Retrospective”, dedicata appunto ad una delle figure di maggior spicco del fotogiornalismo del ventesimo secolo, in occasione per altro delle celebrazioni dei 70 anni dalla fondazione di Magnum Photos. Circa cento immagini in bianco e nero, di Robert Capa, definito “il più grande fotografo di guerra” ripercorreranno i conflitti del ‘900, dalla guerra civile spagnola (1936-1939) alla resistenza della Cina all’invasione giapponese (1938), dalla Seconda guerra mondiale (1941-1945) al primo conflitto arabo-israeliano (1948), fino alla guerra francese in Indocina (1954).

A queste fotografie si aggiunge una serie di ritratti di amici e artisti tra cui Picasso, Bergman, Hemingway, Faulkner, Matisse. La mostra,  curata da Chiara Casarin, direttore dei Musei civici bassanesi, e Denis Curti, direttore artistico della Casa dei Tre Oci di Venezia, presenta 97 fotografie in bianco e nero, che il fotografo, fondatore di Magnum Photos nel 1947 insieme a Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David “Chim” Seymour e William Vandivert, ha scattato dal 1936 al 1954, anno della sua morte in Indocina, per una mina anti-uomo.

“Eliminando le barriere tra fotografo e soggetto – spiegano gli organizzatori -, le sue opere raccontano la sofferenza, la miseria, il caos e la crudeltà della guerra. Gli scatti, divenuti iconici (basti pensare alle fotografie dello sbarco in Normandia delle truppe americane) ritraggono cinque grandi conflitti mondiali del ventesimo secolo, di cui Capa è stato testimone oculare”.

“Se la tendenza della guerra – osserva Richard Whelan, biografo e studioso di Capa – è quella di disumanizzare, la strategia di Capa fu quella di ri-personalizzare la guerra registrando singoli gesti ed espressioni del viso. Come scrisse il suo amico John Steinbeck, Capa sapeva di non poter fotografare la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino, mostrando l’orrore di un intero popolo attraverso un bambino”.

L’esposizione si articola in 11 sezioni: Copenaghen 1932, Francia 1936-1939, Spagna 1936-1939, Cina 1938, Seconda guerra mondiale 1939-1945, Francia 1944, Germania 1945, Unione sovietica 1947, Israele 1948-1950, Indocina 1954, Ritratti, fotografie di amici e artisti (Gary Cooper, Ernest Hemingway, Ingrid Bergman, Pablo Picasso, Henri Matisse, Truman Capote, John Huston, William Faulkner, Capa stesso insieme a John Steinbeck, e infine un ritratto del fotografo scattato da Ruth Orkin nel 1951).

All’interno del percorso il visitatore potrà ripercorrere la vita e il lavoro di Capa, sin dal suo primo incarico internazionale per l’agenzia berlinese Dephot, a Copenaghen nel 1932, per la conferenza di Trotskij. In mostra anche le fotografie delle tumultuose parate di Parigi del 1936 e della guerra civile in Spagna, nello stesso anno, cui la celebre rivista inglese Picture Post dedica un inserto di undici pagine con l’indimenticabile didascalia: “Il più grande fotografo di guerra al mondo: Robert Capa”.

A queste si aggiungono i reportages della resistenza della Cina all’invasione giapponese del 1938, della Seconda guerra mondiale, che Capa seguì sui diversi fronti di battaglia con le dense immagini della conquista della Sicilia e di Napoli del 1943, per arrivare al D-Day e alla liberazione di Parigi del 1944, l’invasione in Germania con i parà americani del 1945, il viaggio in Russia del 1947, fino alla fondazione ufficiale dello stato di Israele del 1948 e suo ultimo incarico di guerra in Indocina del 1954. Il progetto espositivo è frutto della collaborazione tra i Musei civici , l’assessorato alla cultura di Bassano del Grappa e la Casa dei Tre Oci di Venezia, specializzata sulla fotografia dei grandi maestr.

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