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Referendum autonomia, esposto M5S. “Spreco inutile”

Venezia – “Il referendum del 22 ottobre 2017 sull’autonomia del Veneto, voluto dalla Lega Nord, costerà ai cittadini veneti 14 milioni di euro e, sia chiaro fin da ora, anche in caso di vittoria del Sì, il Veneto non diventerà autonomo. Si tratta di un sondaggio consultivo, ben lontano dalle agevolazioni regione-stato o simili”. Ad affermarlo è la consigliera regionale Patrizia Bartelle che in proposito ha anche depositato un esposto al Corecom  affinché, in qualità di soggetto terzo e imparziale, si pronunci sulla legittimità dell’invito a pubblicizzare il referendum.

“E’ bene sapere – continua Bartelle – che il referendum-sondaggio tanto decantato dalla Lega non è sufficiente per la proclamazione dell’autonomia del Veneto perchè serve una legge dello Stato approvata a maggioranza assoluta da Camera e Senato. A ciò si aggiunga che, nell’indire il referendum-sondaggio, la Regione ha stabilito un quorum, ovvero per la sua validità dovranno recarsi alle urne la maggioranza degli aventi diritto al voto, la metà più uno dei quali dovrà votare Sì perché l’esito sia positivo».

«Ecco spiegato perché in totale spregio della normativa sulla par-condicio, da un paio di giorni, sono apparsi su tutti i siti riconducibili alla regione (Ulss comprese), degli avvisi che ricordano il referendum per l’autonomia del 22 ottobre 2017. La Lega ha interesse che vada a votare il maggior numero di persone, per avere la garanzia di raggiungimento del quorum. E’ questo un utilizzo illegittimo dei mezzi di comunicazione. Inoltre, affermare che si tratta di un referendum per l’autonomia è sbagliato perché, in realtà, è solo un sondaggio con il quale la Regione vuole verificare se vi sono i presupposti per presentare un’istanza allo Stato per chiedere maggiore autonomia legislativa su alcune materie”.

“Sondaggio – conclude la consigliera regionale pentastellata – che non è neppure imposto dall’articolo 116 della Costituzione, secondo il quale sarebbe sufficiente una concertazione tra Regione ed enti locali. Il che permetterebbe un risparmio di svariati milioni di euro dei cittadini veneti. Già, perché, per avere il parere dei veneti, addirittura non era necessario indire alcun referendum. Sarebbe bastato raccogliere delle firme o predisporre un sistema di raccolta telematico dei consensi. In entrambi i casi il risparmio sarebbe consistito in milioni di euro”.

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