mercoledì , 21 Aprile 2021
A destra, il presidente della Fondazione Roi, Ilvo Diamanti, con il suo vice Andrea Valmarana
A destra, il presidente della Fondazione Roi, Ilvo Diamanti, con il suo vice Andrea Valmarana

Fondazione Roi, vie legali contro la passata gestione

Vicenza – L’attuale consiglio di amministrazione della Fondazione Roi sta valutando la possibilità di procedere per vie legali nei confronti degli amministratori precedenti, quelli cioè, quattro in tutto, che hanno causato l’ingente danno patrimoniale derivato dal crollo del valore della azioni della Banca Popolare di Vicenza, della quale la fondazione aveva acquistato molte azioni. I nome che spicca, tra i quattro, è naturalmente quello di Gianni Zonin, che negli anni in questione era presidente sia della BpVi che della Fondazione Roi.

Va ricordato comunque che la fondazione ha aderito all’offerta di transazione di BpVi, e quindi ha preso nove euro ad azione, riducendo un po’ la perdita iniziale. Come tutti gli altri azionisti che hanno fatto questa scelta, ha dovuto firmare l’impegno a non far causa alla banca, ma lo ha fatto aggiungendo una sorta di deroga che le consente di citare in giudizio quei membri del cda della Popolare che erano anche nella stanza dei bottoni della fondazione. L’azione legale che si pensa di intraprendere li colpirebbe quindi non come vertici di BpVi ma come amministratori della Fondazione Roi.

Ci tengono dunque a distinguersi dal passato i nuovi amministratori della fondazione, in particolare il presidente, Ilvo Diamanti, ed il suo vice, Andrea Valmarana, che ieri hanno tracciato un bilancio dei primi sei mesi del loro delicato impegno. Valmarana ha perfino aggiunto di aver portato via tutti i soldi della fondazione dalla Banca Popolare di Vicenza. Vogliono anche avere le  mani libere per la modifica dello statuto della fondazione, passaggio del resto necessario dato che BpVi non esiste più e che, secondo lo statuto ancora in essere, dovrebbe nominare tre membri del cda della Roi.

Ma la nota veramente dolente rimane quella economica, ed è tutta in quei 24 milioni di euro che la Roi, a conti fatti, ha perduto nel disastro della Popolare di Vicenza. E con la fondazione li ha perduti la città visto che la Roi ha un compito ben preciso, ovvero quello di favorire la cultura e l’arte a Vicenza, promuovendo e ampliando i musei civici ed in particolare la pinacoteca cittadina di Palazzo Chiericati. Non stiamo parlando dunque di una società che vende un prodotto, o che si muove nella finanza e negli affari, ma di un punto di riferimento culturale ed artistico, ruolo che, trascurato in passato, adesso si intende riprendere in mano. Proprio al museo di Palazzo Chiericati del resto, nel prossimo bilancio, verrà destinata la maggior parte delle risorse disponibili.

Quanto al futuro della Fondazione Roi nel suo complesso invece, non è dato sapere. L’attuale cda rimarrà in carica ancora otto mesi, ovvero fino alla chiusura del bilancio di esercizio del 2017. Troppo poco tempo dunque per pianificare qualcosa, mentre il mondo politico, secondo voci che corrono, starebbe già pianificando il futuro della fondazione che, è bene non dimenticarlo, possiede ancora un patrimonio consistente.

Merita concludere con una segnalazione. Riguarda un contributo assegnato quest’anno dalla Fondazione Roi, una scelta che ci ha lasciati perplessi. Si tratta di 100 mila euro che sono stati devoluti per l’organizzazione a Vicenza, da parte di Linea d’Ombra, di Marco Goldin, della mostra dedicata a Van Gogh, che si terrà dal 7 ottobre all’8 aprile 2018. E’ una iniziativa molto commerciale quella di Goldin, e viene da dire che il mecenatismo della Fondazione Roi sarebbe stato forse più utile altrove…

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