Politica

Eccidio di Schio, esposto del Comitato 7 luglio

Schio – Il 7 luglio a Schio è stato ricordato, con una messa e con la deposizione di una corona di fiori alle ex carceri, l’eccidio avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 luglio 1945 quando, a guerra finita, un gruppo composto anche da ex partigiani uccise, a colpi di mitraglia, cinquantaquattro persone, tra le quali quattordici donne, sulle novantanove detenute nel carcere mandamentale di Schio, edificio che ora ospita la biblioteca civica.

Come spesso accade in occasione di momenti di ricordo di fatti storici come questo scledense, alla commemorazione non sono mancate alcune contestazioni. Nonostante non si sia arrivati allo scontro fisico, vi sono stati attimi di tensione e il Comitato 7 luglio ha presentato un esposto al prefetto di Vicenza, per segnalare alcune discrepanze relative a quanto accaduto in piazza Alessandro Rossi, durante la messa in duomo, promossa dai familiari delle vittime e officiata dal vescovo di Vicenza, Beniamino Pizzol.

“Venti minuti prima dell’inizio della messa – ha spiegato Alex Cioni, firmatario dell’esposto – un gruppo di una quindicina di persone, riconducibile a gruppi della sinistra extraparlamentare, si è radunata in piazza Rossi, nelle vicinanze dell’ingresso della chiesa, senza che la forza pubblica presente intervenisse. Al termine della funzione religiosa a quel gruppetto, ben riconoscibile per la presenza di persone note e per altre vestite con magliette rosse che riportavano simbologie di quell’area politica di sinistra, si era aggiunta un’altra decina di persone e, al momento dell’uscita dalla chiesa dei partecipanti alla funzione, sono stati intonati cori e insulti, prima nella direzione del sindaco di Schio, Valter Orsi, poi verso i membri del Comitato 7 luglio che, da disposizioni della Questura, si stavano dirigendo verso via Capitano Sella per procedere alla deposizione dei fiori in via Baratto”.

L’esposto è stato inoltrato per chiedere i motivi del mancato intervento della forza pubblica. “Si presume – ha continuato Cioni – che le prescrizioni riguardanti il divieto assoluto di stazionamento di persone nella piazza siano state notificate sia all’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia) sia all’Avl (Associazione volontari della libertà), ragion per cui si ravviserebbe una palese violazione dell’articolo 18 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza”.

Il comitato conclude chiedendo al Prefetto se e quali provvedimenti l’autorità di polizia presente abbia assunto o intenda assumere nei confronti dei manifestanti. “La necessità di presentare dei quesiti al Prefetto – ha precisato Cioni -, non è legata ad un mero prurito verso una controparte che non ha avuto nemmeno la decenza di rispettare una messa e una semplice deposizione di un mazzo di fiori, ma per amore di verità, anche alla luce delle due interrogazioni presentate in consiglio comunale dal centrosinistra scledense”.

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