Cresce l’economia veneta, ma anche la disuguaglianza

Venezia – Presentato ieri in Regione il Rapporto statistico sulla economia del Veneto, articolata fotografia delle performances della regione messa a punto dall’Ufficio statistica. “Ne viene fuori – spiega una nota di Palazzo Balbi – una regione che ha tenuto e che cresce nonostante la crisi, ed è tornata ad essere la locomotiva del made in Italy, dove l’occupazione ha ripreso ad aumentare, grazie anche al talento e alla buona volontà dei giovani e alla tenuta reddituale delle famiglie. Non mancano però le zone d’ombra, rivelate dagli indici di povertà, che sono in crescita, e di disuguaglianza sociale”.

I principali indicatori economici confermano che il Veneto, nel 2016, ha agganciato la ripresa. E i dati tendenziali sui primi mesi 2017 confermano che l’economia veneta sta crescendo più del contesto nazionale. Il Pil lo scorso anno è cresciuto dell’1,2%, (a fronte di una media nazionale del +0,9%), grazie all’export, che proprio nel 2016 ha raggiunto il suo massimo storico: con 58,2 miliari di euro di fatturato estero, in crescita del’1,3% annuo, il Veneto è la seconda regione italiana per interscambio con l’estero. Il fatturato estero delle produzioni meccaniche cresce del +2,4% e nel 2016 raggiunge un ammontare pari al 20% dell’export regionale. L’export veneto della moda nel mondo vale una decina di miliardi tra abbigliamento, accessori e calzature, e rimane sui valori dell’anno precedente.

Ma è l’agroalimentare a fare meglio di tutti, con un export che lo scorso anno ha sfiorato i 6 miliardi di euro (+7% nel 2016 e + 10,4% la crescita nel primo trimestre 2017) e il boom del vino, che ha superato per la prima volta il tetto dei 2 miliardi di euro di esportazioni (+9%) . La performance migliore spetta allo spumante, mentre il miglior partner commerciale nell’export dei vini è il Regno Unito. Numeri record anche per il turismo, per il numero di presenze e di pernottamenti. Il 2016 si è chiuso con 17,9 milioni di arrivi (+3,5% rispetto al 2015) e 65,4 milioni di presenze (+3,4%), cifre mai raggiunte prima.

Il turismo rappresenta il settore più importante per l’economia veneta: i circa 11,3 miliardi di euro prodotti dalla lunga filiera del settore nel 2015, rappresentano l’8,3% del Pil regionale. Nel panorama europeo nel 2015, il Veneto si colloca in quarta posizione tra le regioni europee in quanto ad arrivi di turisti, dopo Île de France, Catalogna e Andalusia e in sesta posizione per numero di pernottamenti. Le prime stime provvisorie dell’andamento del turismo in Veneto nel periodo gennaio-aprile 2017 indicano per l’aggregato alberghi, campeggi e villaggi turistici un incremento di arrivi e presenze attorno al 10%.

Sul fronte del lavoro, nel 2016 l’occupazione in Veneto torna a salire in modo significativo e la disoccupazione scende: sono poco meno di 2,1 milioni i veneti occupati, (l’1,4% in più dell’anno scorso) con un tasso del 64,7% contro il 63,6% del 2015, mentre le persone che cercano lavoro sono 151 mila, il 3,5% in meno del 2015, con un tasso di disoccupazione pari al 6,8% contro il 7,1% dell’anno prima. Ben tre province venete rientrano nei primi dieci posti della classifica nazionale per il tasso di disoccupazione più basso (Verona col 5,3%, Vicenza e Belluno col 6,2%). Il 2017 si apre con la crescita dell’occupazione: rispetto ad un anno fa, in Veneto nel primo trimestre, aumentano gli occupati del 3,1% registrando un tasso pari al 65,3%, ovvero quasi 2 punti percentuali in più dell’anno scorso.

Quanto alla questione giovani, nel 2016 la quota degli abbandoni scolastici si è fermata al 6,9%, la percentuale più bassa in Italia dopo l’Umbria. Nel contempo cresce il numero dei laureati: tra i 30-34enni i giovani con istruzione universitaria sono il 29,6%, superando così il target del 26% fissato dal governo italiano per il 2020. Il 60,4% dei diplomati trova lavoro nell’arco di un anno e, tra i laureati, oltre l’89 % ha un lavoro a distanza di quattro anni dal conseguimento del titolo (la percentuale nazionale oscilla tra l’82 e l’83 per cento). Va anche detto, però, che il 40,4 % dei laureati è sottoinquadrato: pur di lavorare, i giovani accettano anche mansioni che poco o nulla hanno a che fare con il titolo di studio conseguito.

Coerente con questo dato è anche quello relativo ai giovani che non studiano e non lavorano (i cosiddetti Neet): in Veneto sono 109.680, cioè il 15,6% dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni, la seconda percentuale più bassa dopo il Trentino Alto Adige. Ma per la prima volta nella storia i giovani sono più poveri dei loro padri da giovani, perché l’ascensore sociale non funziona o funziona male: nel confronto con 25 anni fa, i giovani di oggi hanno un reddito inferiore del 26,5% (periodo 1991-2004). Le nuove generazioni insomma continuano ad essere le più penalizzate.

In media le famiglie venete guadagnano più della media nazionale (38.075 euro all’anno contro 35.017 euro) e il rischio povertà è più contenuto: il 16,8% della popolazione è a rischio, contro una media nazionale del 28,7 ed europea del 23,7%. Ma la disparità rimane un problema preoccupante: il 10% più ricco della popolazione accumula da solo 5 volte il reddito a disposizione del 10% più povero (8,5 volte in Italia). Nel 2015 circa 828 mila persone in Veneto avevano un reddito inferire alla cosiddetta ‘minima sociale’ (+ 25 mila rispetto al 2014).

In Veneto è buona anche l’offerta di servizi sociali alla prima infanzia, che accolgono il 22% dei bambini sotto i 3 anni, un risultato discreto nel panorama italiano (20,5%), anche se lontano dal 33% del target europeo. Ma il ricorso a nidi e servizi per la prima infanzia è appannaggio soprattutto delle donne con i titoli di studio più elevati. In Veneto una neomamma su cinque (il 20,9 %) lascia o perde il lavoro e, quando si licenzia, nel 70% dei casi è perché le condizioni lavorative sono divenute inconciliabili con la possibilità di prestare le cure alla famiglia. Massiccio, infatti, il ricorso al part-time da parte delle donne, rispetto alla componente maschile: in Veneto, il 34% delle occupate lavora in part-time (30% in Europa), il sesto valore più elevato tra le regioni italiane, contro il 6% degli uomini, il valore più basso in Italia.

Infine, il tema della mobilità. Gli studenti e i lavoratori in Veneto utilizzano poco il mezzo pubblico: nel 2016 sono stati il 5,9% (rispetto al’8,5% della media italiana), anche se la domanda di trasporto pubblico locale in Veneto è aumentata negli ultimi sei anni di oltre 23 milioni di passeggeri. Alti gli indici di motorizzazione e di traffico merci su strada: grazie anche ad una dotazione infrastrutturale migliore della media italiana (3 km di autostrada rispetto a 2,2 ogni 100 kmq e 6,5 km di binari rispetto ai 5,6 ogni 100 kmq del resto d’Italia) il Veneto conta 613 veicoli ogni mille abitanti (la media europea è 616) e vanta migliori tempi di percorrenza verso i nodi urbani e logistici (40 minuti in media contro i 51,8 italiani). Il sistema aeroportuale veneto è il terzo in Italia per numero di passeggeri (15 milioni) e il porto di Venezia registra un aumento costante di container (+33% tra il 2014 e il 2016) e di crocieristi (+1,5% rispetto al 2015).

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