Veneto

Caccia, no ad un riordino accentratore

Padova – Mondo della caccia diviso in Veneto, in particolare per quanto riguarda la scelta di chi dovrà decidere come gestire le attività venatorie. Nei prossimi giorni infatti il consiglio regionale sarà chiamato a votare un progetto di riordino della legge 50/93 che regolamenta la caccia in Veneto. In buona sostanza, il progetto prevede che tutte le competenze in materia venatoria siano accentrate nella mani della Regione. E questo non piace a molti, a cominciare da Arcicaccia, il cui presidente regionale, Giuliano Ezzelini Storti, ha preso carta e penna ed ha scritto una lettera appello al presidente della regione, alla giunta ed al consiglio regionale.

Ezzelini Storti fa diverse considerazioni in proposito, segnalando ad esempio come la quasi totalità delle associazioni venatorie della Provincia di Belluno, quindi della Zona Alpi, abbia manifestato contrarietà a questo accentramento, chiedendo invece il mantenimento delle funzioni di indirizzo venatorio nelle mani della Provincia. “Come Arci caccia Veneto – scrive Ezzelini Storti – abbiamo  sostenuto la tesi del mantenimento a livello provinciale della titolarità nella gestione della caccia in un’area con caratteristiche uniche e particolari come quella della Zona Alpi. In questo senso togliere il diritto di voto, come confermato nelle modifiche delle Legge Regionale, ai cacciatori per seguire la nomina diretta come avviene oggi negli Atc, va anche in contrasto al dettato della legge nazionale 157/1992, che prevede il rispetto degli usi e costumi di quei territori”.

“Su questo punto – continua il presidente di Arcicaccia -, se mantenuto, non escludiamo, a tutela dei caccaitori e del loro diritto di scegliersi i rappresentanti in seno ai comitati di gestione dei Ca e delle Riserve Alpine, di ricorrere alla magistratura competente in materia. Ci permettiamo inoltre di far presente le specificità della nostra regione,che non possono che fare riferimento alle autonomie locali che ben conoscono il territorio”.

Ezzelini Storti ricorda infatti che il Veneto è diviso in tre zone ben distinte sul piano faunistico: la zona delle Alpi, quella lagunare valliva (con Venezia, Caorle e il Delta del Po) e la zona di mezzo, ovvero la pianura. “Nella legge in discussione – mette quindi in evidenza Arcicaccia – non risulta esserci una distinzione in questo senso. Va pensata una integrazione, con più tempo per discuterne coinvolgendo anche i portatori d’interesse, comprese le associazioni venatorie. Siamo sempre stati convinti  della centralità regionale nella pianificazione venatoria, ma siamo altrettanto convinti che la gestione di zone uniche e particolari, come le Alpi e quelle lagunari e vallive, richiedano conoscenze che solo le autonomie locali possono avere”.

Ezzzelini Storti non manca infine di ricordare i contenuti del referendum sull’autonomia veneta voluto dalla maggioranza che governa la regione. “Pensiamo – scrive – che debba contenere anche un profondo rispetto per le autonomie locali, e non una centralità che si può criticare a livello di governo nazionale tendendo poi a perpetuare quando si tratta di politiche regionali. Come Arci Caccia Veneto rivolgiamo  un appello a tutte le rappresentanze istituzionali affinchè esperienze venatoriamente qualificanti, come quelle sviluppate nei comprensori alpini o lagunari e vallivi, vengano mantenute inalterate, ed anzi ne escano rafforzate”.

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