lunedì , 18 Ottobre 2021

Caccia, Benedetti: “Sentenza Consulta una vittoria”

Roma – Nei giorni scorsi la Corte costituzionale si è pronunciata in merito alla legittimità costituzionale di alcuni articoli della legge veneta sulle attività venatorie, contenenti norme in materia di disturbo all’esercizio dell’attività venatoria e piscatoria, che aveva modificato due leggi regionali (le numero 50 del 9 dicembre 1993 e la numero 19 del 28 aprile 1998). La Consulta ha dichiarato diversi punti del provvedimento, approvato dal consiglio regionale nel gennaio di quest’anno, non conformi alla carta costituzionale.

“Come era prevedibile – ha commentato la deputata del Movimento 5 Stelle Silvia Benedetti, che dopo la pubblicazione della legge veneta aveva depositato una interpellanza per chiedere al Governo di impugnarla – la Corte costituzionale ha bocciato parti consistenti della legge veneta sulla caccia, dando ragione a chi, come noi del M5S, vi si è opposto non solo in Consiglio Regionale ma anche in Parlamento”.

“Questa sentenza è una vittoria, ma va detto che ce l’aspettavamo e sono certa che non abbia sorpreso neanche i fautori della legge, dato che gli elementi di incostituzionalità e di netto contrasto con quanto previsto dalla normativa nazionale erano fin troppo evidenti. Quindi la prima considerazione che mi sento di fare è che chi ci governa, che è in perenne campagna elettorale, più che peccare per l’ennesima volta in incolmabile incompetenza, abbia preso in giro i cacciatori portatori di voti, promettendo loro l’impossibile”.

“Come si vede la Corte ha bocciato le parti della legge che consentivano una illimitata libertà ai cacciatori, scongiurando tra l’altro lo scenario assurdo che fossero gli stessi cacciatori, e non gli agenti della polizia provinciale, ad operare il controllo sugli abbattimenti”.

“La Regione Veneto – ha concluso Benedetti – continua a voler agevolare in tutti i modi il mondo venatorio invece di dare attuazione alla legge 157, una legge nazionale che fornisce strumenti validi per tutelare la fauna ed il territorio. Non applicarla sta producendo conseguenze molto gravi, basti guardare alla problematica dei cinghiali, che viene affrontata male e senza alcun esito proprio perché la classe politica che ci governa persiste nell’atteggiamento miope di non applicarla, in questo caso ignorando le linee guida dell’Ispra. Zaia per primo mostri un po’ di umiltà e di buon senso e invece di farsi travolgere dalle smanie venatorie di Berlato, attui la legge sulla protezione della fauna e la disciplina dell’attività venatoria e sicuramente qualcosa potrà migliorare”.

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