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BpVi, indagini chiuse. Avvisi a Zonin e ad altri sei

Vicenza – E’ stato notificato dalla Procura di Vicenza, nei giorni scorsi, l’avviso della conclusione delle indagini preliminari nei confronti dei sette indagati per le note vicende che hanno riguardato la Banca Popolare di Vicenza. Come è noto le accuse sono di aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza e falso in prospetto, e pendono, a vario titolo, sulla testa dell’ex presidente Gianni Zonin, di Giuseppe Zigliotto, all’epoca membro del cda della della banca come presidente di Confindustria Vicenza, di Samuele Sorato, Emanuele Giustini, Andrea Piazzetta, Paolo Marin e Massimiliano Pellegrini.

E’ la stessa procura a renderlo noto, mettendo in evidenza che le permanenti aspettative dell’opinione pubblica sull’indagine rendono necessaria una precisa informazione sullo stato di avanzamento di questa inchiesta così importante e delicata. Del resto in tanti, a Vicenza e non solo, hanno più volte posto l’accento sul fatto che non un euro sia stato sequestrato ai responsabili del disastro bancario vicentino, cosa che, se fatta, poteva andare a parziale garanzia dei soci azionisti azzerati, che hanno perso i loro risparmi e che oggi, con la banca in liquidazione coatta amministrativa, temono di non riuscire a recuperare i loro soldi.

Soprattutto è stato fatto il confronto con Veneto Banca, la cui vicenda è praticamente gemella di quella della BpVi, con le due banche che hanno avuto lo stesso percorso e gli indagati sono accusati degli stessi reati. Eppure la magistratura romana, che porta avanti l’inchiesta sull’istituto di Montebelluna, ha ordinato sequestri e l’ex presidente Vincenzo Consoli è finito agli arresti domiciliari già un anno fa, mentre Zonin è ancora libero di condurre la sua vita come meglio crede, ed ha già intestato ai figli buona parte del suo patrimonio.

E’ una buona notizia dunque il fatto che l’indagine, seppur dopo due anni, sia oggi finalmente conclusa, perché la paura vera che si è diffusa negli ultimi tempi era che finisse anche stavolta, come nelle due precedenti occasioni, nel 2001 e nel 2008, con un nulla di fatto. Allora le inchieste furono archiviate, stavolta in realtà questo non è mai sembrato possibile, ma il dilatarsi dei tempi della giustizia non faceva tuttavia dormire sonni tranquilli.

“In un lasso di tempo contenuto, che si confida non superiore ad alcuni mesi, – spiega invece adesso il procuratore aggiunto Orietta Canova -, seguirà la conclusione delle indagini preliminari in relazione a capi d’accusa residuali, auspicabilmente in tempo utile per riunirne la trattazione”.

Infine, va segnalato che all’attuale inchiesta potrebbe aggiungersene un’altra, separata e distinta, per la bancarotta della Popolare di Vicenza. L’inchiesta sarebbe connessa, naturalmente, con la liquidazione coatta amministrativa, solo di recente concretizzatasi. “Le ipotesi di bancarotta connesse con la liquidazione coatta amministrativa della banca – conclude infatti il procuratore aggiunto – appartengono ad una futura analisi di consistenza del reato e, dunque, ad eventuali separate iniziative”.

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