BpVi, gli azionisti scrivono al ministro Orlando

Vicenza – Non demorde l’associazione Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza, che rappresenta una notevole fetta degli azionisti “truffati” e praticamente tutti colo che non hanno aderito all’offerta di transazione della banca, con i famosi 9 euro ad azione per mette una pietra tombale su un eventuale causa, 9 euro ad azione, si noti bene, quando a suo tempo  erano stati pagati anche 62 euro ad azione.

Certo, il decreto banche così detto, quello cioè che consegna la parte buona dei due istituti veneti a Banca Intesa e crea, in parallelo, una bad bank in liquidazione dove confluisce il contenzioso a tagliato le gambe agli azionisti, per lo più piccoli risparmiatori che hanno perso i loro soldi e che possono solo sperare di avere qualcosa insinuandosi nel fallimento.

Intanto l’associazione ha diffuso un documento con i consigli su come fare l’insinuazione al passivo, ma continua anche la sua battaglia per ottenere giustizia. Sì, giustizia, perché di giusto, in questa drammatica ed anche paradossale vicenda, ne abbiamo sempre trovato molto poco…

E così, all’indomani della conclusione delle indagini preliminari della Procura di Vicenza su questa brutta storia, il presidente di Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza. Luigi Ugone, ha preso oggi carta e penna ed ha scritto al ministro della Giustizia Andrea Orlando chiedendogli che l’associazione possa costituirsi parte civile nel fururo processo ai responsabvili del disastro della BpVi.

“In queste ore – si legge nella lettera di Ugone al ministro – si è chiusa parte dell’indagine della Procura di Vicenza sulla BpVi. Seppur la Procura ha meritevolmente preparato un vademecum per le associazioni dei risparmiatori e per i risparmiatori e ci fornisce qualche documento interessante, comunque il costituirsi parte civile nello stesso processo e il poter avere accesso al milione e più di pagine d’indagine, ha l’abominevole costo di oltre cinquantamila euro. In considerazione di questo, le chiedo, come rappresentante di un’associazione senza scopo di lucro, di potermi inserire come parte civile nel processo, col patrocinio gratuito, per poter divulgare ai quasi duemila soci che rappresento, e a qualunque altro interessato, i documenti che necessitano”.

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