sabato , 19 Giugno 2021

Banche venete, i soci scrivono alla Camera

Vicenza – Iniziativa dell’associazione “Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza”, che si appella alla Camera dei deputati affinché non sia votato il decreto sulle banche venete, quello cioè che ha consegnato a Intesa Sanpaolo le parti buone di BpVi e Veneto Banca e creato una bad banck nella quale collocare le sofferenze e le cause legali dei piccoli soci azionisti che hanno perso i loro risparmi nel crollo delle azioni dei due istituti. L’associazione lo fa attraverso il suo presidente, Luigi Ugone, che ha preso carta e penna ed ha scritto una lettera a Maurizio Lupi, capogruppo alla Camera di Area Popolare.

Luigi Ugone
Luigi Ugone

Ugone chiede a Lupi ed al suo gruppo di non votare un “decreto che ci espropria di diritti costituzionali e civili perché congela e impedisce qualsiasi causa risarcitoria da parte dei soci, cause che già erano in essere e che stavamo vincendo, avallando di fatto il sistema gestionale Zonin”.

“Non solo il decreto ci espropria dei diritti – continua Ugone -, ma anche del capitale delle banche, poiché viene interamente girato a banca intesa nella sua parte buona, lasciando a noi la sola insinuazione al passivo di una bad bank vuota. L’operazione Intesa, inoltre, non era la sola sul tavolo: vi erano altre proposte per salvare le banche, tra le quali l’offerta di quattro fondi che avrebbero investito ben 1,6 miliardi di euro, opzione che non è neanche stata presa in considerazione dallo Stato e non sappiamo per quale motivo”.

“Leggendo poi il contratto di cessione delle due banche – continua il presidente dell’associazione di risparmiatori -, illustri economisti si sono espressi con parere contrario, sottolineando la maggiore convenienza, viste le cifre in gioco, di una ricapitalizzazione diretta”.

“La prego – conclude infine Ugone – di considerare quanto appena esposto e di contattarci per maggiori chiarimenti dati o documenti che possediamo e possiamo fornire senza alcun problema. Non siate complici di questo stupro dei diritti civili di cittadini onesti che, in tribunale, stavamo per essere ristorati dei loro risparmi. Ci hanno tolto il diritto di tutelarci e di dimostrare con le sentenze che siamo stati espropriati dei nostri risparmi”.

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