Veneto

Banche venete, botta e risposta tra M5S e Pd

Roma –  “Santini, Puppato, Filippin, Dalla Zuanna, tutti senatori veneti del Partito Democratico, sono responsabili della bocciatura della discussione al Senato delle mozioni sulle responsabilità degli amministratori delle banche venete. Di fatto stanno aiutando a coprire le gravissime responsabilità dei dirigenti degli istituti falliti a danno dei risparmiatori e salvati dal governo sulla pelle dei contribuenti italiani. Il MoVimento 5 Stelle vuole, con la sua mozione, che questi dirigenti paghino per le loro responsabilità. Il Pd, invece, negando la discussione urgente, di fatto crea le premesse perché rimangano impuniti”.

Sono parole dei senatori veneti del MoVimento 5 Stelle Enrico Cappelletti, Giovanni Endrizzi e Gianni Girotto, che dunque non fanno sconti ai loro colleghi del Pd, in quello che è ormai da tempo uno scontro senza esclusione di colpi che testimonia la grande differenza di vedute su come governare la cosa pubblica. “Sul decreto riguardante le Popolari venete – continuano i senatori pentastellati –  era stata annunciata la fiducia da parte del governo allo scopo di evitare qualsiasi discussione in aula, tappando di fatto la bocca al Parlamento e al paese. Bocciando l’ipotesi di discussione delle mozioni, hanno impedito l’unica possibilità rimasta di discutere il decreto legge”.

Non ci hanno messo moloto comunque a reagire i parlamentari veneti del Pd. Solo qualche ora dopo, Puppato, Santini, Filippin e  Dalla Zuanna, hanno a loro volta diffuso una nota di risposta nella quale definiscono risibili le accuse del Movimento 5 Stelle, e definiscono il Pd come l’unica forza responsabile.“In un solo comunicato di accusa – scrivono -, il Movimento 5 Stelle riesce ad infilare due errori madornali, dimostrando che  i grillini presentano mozioni al solo scopo di fare confusione e con l’intento di far parlare di sé i media”.

“Il primo errore – dicono i senatori Pd – evidenzia una totale mancanza di conoscenza dei fondamentali su cui reggono le democrazie occidentali, ovvero la precisa separazione del potere giudiziario da quelli legislativo ed esecutivo. Il Parlamento non può richiedere o peggio emanare condanne, che sono appannaggio della magistratura, se fosse il contrario salterebbe l’intero Stato di diritto. Una mozione come quella proposta era fumo negli occhi e si configura come un’interferenza, pure indebita, nel lavoro della magistratura”.

“Il secondo errore – continuano -, vede una (voluta?) carenza di tecnica parlamentare che, dopo quattro anni mal si giustifica. Infatti è noto che il dibattito sul decreto banche arriva in Senato martedì 25 luglio, cioè tra sette giorni, dunque sarà quella la sede in cui presentare emendamenti o ordini del giorno che verranno approvati o respinti e, su questi atti si valuterà l’interesse alla migliore soluzione del problema creato dalle banche venete. Inoltre a onor del vero, i colleghi M5S dovrebbero sapere che i colleghi Pd veneti che siedono alla Camera dei deputati hanno fatto approvare ben tre ordini del giorno che contengono impegni per il governo, tra cui mettere la magistratura nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio operato, con documenti, atti e quant’altro in possesso del Parlamento o delle sue commissioni. Le accuse al Pd sono davvero  assurde, la coerenza con cui stiamo portando avanti l’interesse del nostro territorio è rafforzata da atti, sempre più cogenti, volti a risolvere un problema enorme, creato dall’irresponsabilità di pochi, al sociale e all’economia del Veneto e non solo”.

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