lunedì , 25 Ottobre 2021
Da sinistra: Stefano Poggi e Marco Zabai
Da sinistra: Stefano Poggi e Marco Zabai

Referendum Autonomia, un comitato per l’astensione

Venezia – Questa mattina a Venezia un gruppo di cittadini under 30 di tutte le province venete ha costituito il Comitato per l’astensione al referendum sull’autonomia del Veneto, promosso dalla giunta regionale guidata dal governatore Zaia. Il gruppo è guidato dal vicentino Stefano Poggi, che ne è il presidente, e con lui, nel ruolo di vicepresidente, c’è il trevigiano Marco Zabai. Sono stati loro stessi, durante la presentazione del nuovo comitato, battezzato con il nome di “Veneti per l’astensione”, a spiegare le ragioni della contrarietà al referendum giudicato una scelta strumentale di una classe politica che cerca solo il consenso senza affrontare i veri problemi della regione.

“Questo referendum – ha infatti messo in evidenza Poggi – è solamente un’opera di distrazione di massa, orchestrata per nascondere i numerosi fallimenti di una classe dirigente autoreferenziale e sempre pronta a sacrificare l’interesse dei molti per il profitto dei pochi, incapace di proteggere i suoi cittadini dagli effetti della crisi economica iniziata nel 2008. Nonostante i problemi che la nostra regione deve affrontare, come l’indebitamento della sanità veneta, l’emergenza idrogeologica o il disastro ambientale della Pedemontana, Zaia non ha esitato a buttare 14 milioni di euro nell’organizzazione di un referendum truffa, il cui solo scopo è quello di accrescere il potere dei partiti che lo sostengono. Questa classe politica ci malgoverna da 22 anni ed è arrivato il momento di smascherarli”.

“Si tratta dell’ennesima truffa orchestrata ad arte – gli ha fatto eco Zabai -, poiché un referendum consultivo non può portare all’indipendenza politica o fare ottenere autonomia fiscale. Non siamo contro l’autonomia, ma ne pretendiamo una reale, che vada a vantaggio delle comunità locali e non dei politici. Questa consultazione però non è uno strumento al servizio del popolo sovrano, bensì un mezzo per accrescere il potere di chi ci governa. Non avrà importanza quindi la percentuale dei Sì o dei No, che andranno tutti a vantaggio di Zaia: quello che conta è solo quanta gente andrà effettivamente a votare. Per questi motivi abbiamo deciso di costituire il Comitato per l’astensione, che darà un segnale attivo e democratico per liberarci finalmente da politicanti inetti e incapaci”.

Nei prossimi mesi il comitato avrà come obiettivo quello di sensibilizzare i cittadini del Veneto, città per città, sui contenuti del referendum, sponsorizzando la propria posizione per l’astensione consapevole. Per maggiori informazioni: comitato@astensioneveneto.itwww.astensioneveneto.it, Facebook: Veneti per l’astensione.

Un commento

  1. Veneti votiamo SI, primo passo per la nostra libertà

    Il 22 ottobre 2017 ci sarà il referendum per l’autonomia del Veneto, sicuramente a livello italiano è solo un referendum consultivo, ma per noi Veneti questo referendum ha un valore storico inestimabile, poiché il castello di sabbia italiano, frutto di un falso risorgimento e di una serie di guerre di aggressione, comincia a cadere.

    Questo referendum sarà come una scintilla che incendia la prateria, e sarà il Popolo Veneto a dare il significato che riterrà più opportuno alla parola autonomia.

    Il 22 ottobre è il 151° anniversario della truffa plebiscitaria del 1866, infatti nel 1866 il Veneto entrò a far parte dell’italia in modo illegale ed in violazione degli accordi internazionali che furono sottoscritti. L’italia con le armi in pugno addomesticò il risultato, a seguito di questo scempio le ricchezze venete furono sottratte, il Popolo Veneto fu costretto ad una diaspora dalle dimensioni bibliche, e il suolo Veneto divenne campo di battaglia di due conflitti mondiali, il tutto “arricchito” da un continuo e crescente genocidio culturale che ha tentato di farci dimenticare la nostra millenaria storia, cultura e tradizioni.

    La libertà di un Popolo non cade in prescrizione! E come Veneto Serenissimo Governo, quando ci siamo ricostituiti nel 1987 abbiamo delineato come obbiettivo il rifacimento del referendum del 1866 e il 9 maggio 1997 con la liberazione di Piazza San Marco a Venezia abbiamo voluto portare la questione Veneto all’attenzione internazionale.

    È evidente che solamente il referendum non basta per ottenere la libertà, bisogna muoversi a livello diplomatico, per fare in modo che a referendum vinto l’unico interlocutore non sia l’aguzzino italia, ma che il Veneto ritorni ad essere attore nel…

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