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Violenza in casa, si resta per paura del futuro

Vicenza – “La paura forte è quella di trovarsi in mezzo ad una strada, senza un tetto sulla testa e, soprattutto, senza soldi per dare da mangiare ai figli. Secondo me questa forma di violenza, psicologica e assieme economica, pesa molto sulle scelte di una donna. Ci sono donne, infatti, che non affrontano la separazione e continuano a subire la violenza proprio per questo motivo, perché pensano al bene dei figli: io sono grande e in qualche modo mi arrangio, si dicono, ma i bambini hanno bisogno”. E’ la testimonianza di Giulia, una donna che ha trovato la forza di ribellarsi ai soprusi che ogni giorno era costretta a vivere in famiglia e che si è rivolta al Centro antiviolenza di Vicenza per chiedere un aiuto.

“Oltre all’aspetto economico, secondo me – ha continuato – può capitare che le donne non denuncino perché, a livello psicologico, è difficile venirne fuori: in sintesi pensano che sia troppo traumatico prendere certe scelte. Quello che posso dire io, per quanto riguarda la mia esperienza, è che al centro antiviolenza di Vicenza ho trovato persone qualificate, che hanno saputo capirmi. E questo è fondamentale, perché se una donna si fida, si sente capita, si carica di forza”.

In ogni caso, per una mamma, è sempre forte la preoccupazione legate al futuro dei suoi bambini. “Purtroppo, ad oggi, la legge non garantisce una tutela efficace ai minori quando una madre decide di abbandonare il marito violento. Ad ogni modo, La valigia di Caterina è un bel punto di partenza: è importante che la donna abbia a disposizione un aiuto concreto per costruirsi un futuro e crescere così i suoi figli. A livello normativo, però, mi sento di dire che c’è ancora un sacco di strada da fare”.

A inquadrare la situazione, anche per quanto concerne l’aspetto legislativo, è la senatrice Rosanna Filippin, presente ieri, in piazza a Vicenza, durante un momento organizzato dal Centro antiviolenza del capoluogo berico, per fare un bilancio dei primi cinque anni di attività di questo servizio specializzato per il contrasto alla violenza.

“Se non si accompagna la donna in tutto il suo percorso – ha infatti sottolineato Filippin -, ci sono molte probabilità che ritorni a casa con l’uomo violento e quindi che l’atto estremo di violenza, il femminicidio, si compia. Per quanto riguarda il dopo, l’uscita dalla struttura protetta, ci sono alcune esperienze a livello territoriale, come quella vicentina, ma non sono diffuse. Ed è proprio qui che il legislatore nazionale sta cominciando ad intervenire, partendo da una ricognizione dell’esistente”.

“La commissione d’indagine sul femminicidio, istituita in senato – ha preseguito -, ha cominciato a lavorare consapevole della necessità di avere un quadro preciso e ufficiale della situazione: sta ascoltando tutti i portatori di sapere (criminologi, avvocati, forze ordine, rete antiviolenza, associazioni), per capire com’è, ad oggi, la situazione, qual è la diffusione del fenomeno della violenza, così da arrivare all’elaborazione di un protocollo nazionale”.

Ilaria Martini

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