Breaking News
La Fabbrica alta, a Schio, è al centro di un progetto di rigenerazione culturale
La Fabbrica alta, a Schio, al centro di un progetto di rigenerazione culturale

Schio, un progetto per far rivivere la Fabbrica alta

Schio – Far rivivere la Fabbrica alta, di Schio, facendola diventare Fabbrica altra. È proprio “FabricAltra” infatti il nome del percorso di riflessione sul futuro del manufatto scledense, un progetto di rigenerazione culturale dell’imponente struttura di via Pasini, la cui attività è ferma da molti anni, che si propone di far conoscere sempre di più e far rivivere questo edificio, dando vita ad una serie di attività culturali, iniziate in maggio e che proseguiranno fino a fine anno, da svolgersi proprio all’interno dei locali della fabbrica.

L’incarico di studiare delle proposte, per riportare uno dei più importanti monumenti dell’archeologia industriale italiana al centro dell’attenzione della comunità locale, è stato affidato ad un comitato tecnico scientifico presieduto da Fabrizio Panozzo, dell’università Cà Foscari di Venezia, che è stato inserito all’interno della Fondazione del Teatro civico.

“Si stanno facendo tante valutazioni su questo immobile – ha esordito il sindaco di Schio, Valter Orsi, illustrando il progetto -. È impegnativo anche solo iniziare parlare di iniziare un percorso di recupero, di messa in sicurezza di un impianto così importante dal punto di vista volumetrico. L’interesse, comunque, rimane quello di riconsegnare la struttura alla città, almeno sul delle attività che vi si possono svolgere”.

Fondamentale, nel guidare l’azione del comitato, il ripensare “da dentro” i luoghi. “Si è deciso – ha spiegato  Panozzo – di puntare su una logica di rigenerazione che fosse meno preoccupata della dimensione architettonica, statica, muraria, elettrica, idraulica e puntasse invece a farsi domande che riteniamo più profonde e importanti: come la comunità locale vede sé stessa dentro questo spazio? Quali energie, idee, risorse è disposta a portare qui dentro? In sintesi, un restauro della percezione della comunità prima che dello stabile”.

Pur considerando l’importanza della conservazione del bene, il comitato si è infatti preoccupato di capire attraverso una consultazione di imprese, associazioni, studiosi, se esistessero energie, voglia di fare e idee, nella comunità, da investire nella rigenerazione della fabbrica alta.

“Dalla ricerca condotta – ha continuato Panozzo – è emersa chiaramente la difficoltà che la comunità locale ha di immaginare sé stessa dentro a questo posto. In generale, infatti, è facile suggerire cosa gli altri dovrebbero fare in un determinato luogo. Più difficile, invece, è ipotizzare cosa potrebbe fare ciascuno di noi, come singolo, lì dentro. Forse, però, nel caso della Fabbrica alta, il dentro è caricato di significati e simboli troppo forti per poter immaginare di violare un luogo considerato quasi sacro, di portarvi delle cose mondane, che hanno a che fare con l’esterno”.

Ed è proprio questa visione che il progetto mira a scardinare. Con un programma di attività culturali, artistiche, laboratori e narrazioni che hanno l’obiettivo di lavorare sulla visibilità dell’edificio, FabricAltra si propone di mostrare l’alterità, di stabilire un dialogo con quello che c’è fuori. “Vorremmo che questo luogo venisse usato per proporre azioni che lo raccontassero, che diffondessero l’idea che è possibile far succedere qualcosa qui dentro. Abbiamo cominciato con il teatro, con un teatro particolare, fondato sul tema della narrazione, non solo fatta dall’attore, ma insegnata agli spettatori, proprio per farli diventare essi stessi narratori”.

Ilaria Martini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *