Schio, il sacerdote benedice l’unione civile

Schio – Due donne hanno celebrato la loro unione nel Municipio di Schio. La notizia è stata data con rilievo quest’oggi dal Giornale di Vicenza, che racconta di Paola Pellegrini e Giovanna Tomiello che hanno finalmente e giustamente coronato il loro sogno di diventare una famiglia. E’ una bella notizia, una di quelle che ti fanno sperare che questa società riesca un giorno a migliorare, divenendo finalmente giusta e aperta, e cessando di essere soprattutto un gigantesco comitato di affari, come avviene adesso almeno nella sua classe dirigente.

C’è un aspetto però nella vicenda del “matrimonio” delle due ragazze scledensi che sta scatenando polemiche, ed è il fatto che un sacerdote, don Giuseppe Gobbo, avrebbe benedetto l’unione civile delle due donne, più precisamente ha benedetto gli anelli. Anche questo particolare dovrebbe essere salutato come una coraggiosa e lungimirante iniziativa, quella di un prete che mette davvero al primo posto l’amore, che non ha genere né pregiudizi, quella di un prete che è vicino alla gente e alle sue necessità e non a sterili posizioni superate dalla società. Un prete simbolo insomma di una chiesa moderna, quella che del resto vuole anche Papa Francesco, non più bacchettona e inquisitoria ma vicina alle persone.

Naturalmente nel mondo cattolico non tutti la pensano così. Ad esempio i cattolici tradizionalisti di Vicenza e dell’est veronese, che si chiedono che posizione assumerà la Curia di fronte a tutto questo. “L’unione in matrimonio di due giovani donne – scrivono in una nota – è cosa purtroppo usuale ai nostri giorni dopo l’approvazione di alcune nefaste leggi ma ad aggravare la cosa vi è il fatto che gli anelli sono stato benedetti, prima del fatidico sì, da don Giuseppe Gobbo, un prete vicentino della cooperativa Radicà di Calvene. Il tutto era stato concordato dalle due con il sacerdote in questione. Qualcosa non quadra. Si tratta di un gesto di eccezionale gravità e scandalo pubblico che sovverte la dottrina e la morale cattolica , le quali sono immutabili”.

“Don Gobbo – continuano i cattolici tradizionalisti – doveva dire a Paola e a Giovanna che la loro relazione sessuale e l’unione che volevano stringere non possono accordarsi con la Chiesa cattolica e sottolineare il fatto che la salvezza delle loro anime era in pericolo. Forse per don Giuseppe la salus animarum è solo un mero dettaglio. Ci chiediamo adesso che provvedimenti prenderà la Curia e se chiarirà la propria posizione in merito alle uonioni civili. In gioco c’è l’Inferno al posto del Paradiso per le persone”.

Naturalmente non commentiamo il punto di vista dei cattolici tradizionalisti, mentre speriamo con tutto il cuore che la Curia non abbia nulla da dire sul gesto di don Gobbo. Ci teniamo solo a mettere in evidenza un concetto: niente è immutabile. Anzi, al contrario, ad esempio in natura, tutto muta continuamente, tutto ha bisogno di rinnovarsi, di aprirsi ad un nuovo anbiente, e di adattarsi alle nuove condizioni. Una sola cosa forse è immutabile, ed è il male, sempre annidato nell’intolleranza e nella prevaricazione, nel voler imporre al prossimo il proprio punto di vista e le proprie convinzioni.

F.O.

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