Veneto

“Quello che non vi dicono su BpVi e Veneto Banca”

Vicenza – Sul caso della liquidazione e dell’acquisto, da parte di Intesa Sanpaolo, della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto banca, riceviamo e pubblichiamo l’intervento che segue del Coordinamento della associazioni delle banche popolari venete “don Enrico Torta”

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A tutti i risparmiatori di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, a tutti i cittadini veneti ed italiani.

Le notizie di queste ore fanno male. Lo stato non trova i soldi per un risarcimento ai risparmiatori e ci racconta la bugia dell’Europa cattiva e, dopo aver permesso che per 24 mesi le nostre banche fossero spolpate di ogni risorsa, decide in fretta e furia di regalare quanto ancora c’è di buono nelle banche agli amici di Intesa Sanpaolo e di caricare i cittadini di una ulteriore perdita di circa 12 miliardi per favorire i sindacati, in attesa di agire sugli Npl, probabilmente omettendo di cedere quelli a carico della grande industria e dei faccendieri amici.

Solo banche, banchieri e dipendenti hanno accesso alla stanza dei bottoni, noi che siamo stati vittime di tutti e tre nemmeno sull’uscio, noi non esistiamo. Per il governo, la finanza, i sindacati… noi siamo carne da cannone.  A Roma, Governo, banche e dipendenti, sottolineo dipendenti, stanno alacremente lavorando per cercare di fregarci ancora. Mai si è interrotto il legame finalizzato a fare i propri interessi a scapito dei risparmiatori, e dei cittadini tutti. Nessun pentimento per aver venduto carta straccia a dei poveri pensionati privi di cultura, nessun pentimento per aver convinto i soci a votare contro il loro interesse, nessun pentimento a scaricare la loro situazione sulle spalle di tutti i cittadini. Solo egoismo, cinico e triste egoismo, dimentichi che per 150 anni hanno bellamente vissuto dei soldi dei risparmiatori.

A Roma sta per consumarsi un colpo di stato, una sovversione dell’ordine costituzionale. L’interesse di pochi prevale su quello della collettività, del popolo italiano. In silenzio, di nascosto, hanno trattato i loro vantaggi sulla pelle di tutti gli italiani e su quella dei risparmiatori. Si fanno gioco delle regole, umiliano le persone, ci mettono ancora una volta le mani in tasca. Per decreto, il Governo ed i suoi accoliti vogliono decidere che noi non possiamo rivalerci sugli attivi delle banche perché quelli li deve donare alla grande finanza di Banca Intesa Sanpaolo.

Cercano questa operazione perché essa consente di nascondere le malefatte delle banche, rende di fatto impossibile ogni conoscenza su quanto è avvenuto prima del 2015 e dopo il 2015; blinda la posizione dei nuovi amministratori che dopo 24 mesi di inerzia ben potrebbero essere chiamati a spiegare perché invece di rilanciare la banca hanno scacciato i clienti. Quello che stanno facendo a Roma è una porcheria e quei politici locali che non prendono, almeno ora, una chiara posizione a difesa della legalità sono complici.

Oltre a quanto perso dai risparmiatori l’operazione governativa comporterà un costo di circa 500 euro per ogni italiano che paghi le tasse; e poi ci vengono a raccontare la storiella che un differente progetto non è stato possibile perché l’Europa pretendeva 700 milioni di euro dai privati ed i tirchi veneti non hanno voluto metterceli. Ma…, quando mai sono stati chiesti e, che cosa veniva dato in cambio in termini di partecipazione ed amministrazione delle banche?

La verità è che l’Europa i soldi li aveva chiesti al socio di maggioranza, il fondo Atlante, e che questo, con grande probabilità, non ha voluto metterceli perché Intesa Sanpaolo, socia di maggioranza in Fondo Atlante, già sapeva che si sarebbe portata a casa il bottino delle banche per un euro. Ma l’operazione ha un utile anche per il governo che finalmente porta a compimento il disegno originario di eliminare il sistema bancario dei, politicamente, irrequieti veneti e poterli agevolmente controllare attraverso l’impoverimento e l’accesso al credito.

Il governo non ha esitato un attimo ad andare in procedura di infrazione alle norme comunitarie europee per difendere gli interessi della Fiat, ma preferisce caricare i cittadini di un costo assurdo pur di non far dispetto alla grande finanza bancaria. Ci sono altre possibilità per risanare davvero le banche ed i risparmiatori senza dissanguare gli italiani. Non cadiamo nella frustrazione perché ci sentiamo impotenti di fronte a tanta vile prepotenza. In Italia ci sono ancora tante brave persone e ci sono anche istituzioni che dovrebbero intervenire.

Ma se così non fosse uso le parole del grande giurista ed ultimo Doge della Serenissima Repubblica Veneta, Daniele Manin: “Ci sono momenti e casi solenni nei quali l’insurrezione non è solo un diritto, ma è anche un dovere”. Vivere in Italia non deve continuare ad essere una condanna. Pacificamente ma con fermezza, scenderemo tutti in piazza per impedire l’ennesima truffa di stato e per chiedere le dimissioni di questo governo e nuove elezioni con regole che permettano ai cittadini di essere rappresentati senza filtri ed imposizioni di partito, potendo scegliere i migliori e non i più graditi alle segreterie di partito ed alle lobbies economiche.

Coordinamento associazioni banche popolari venete “don Enrico Torta”.
Il Presidente avv. Andrea Arman

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