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Popolare Vicenza, la compra Intesa per un euro

Vicenza – “Se ci lascerete senza garanzie e senza il diritto di vederci restituito il maltolto, siamo pronti ad azioni forti!”. E’ la voce, decisamente fuori dal coro e dal plauso di questi giorni, della associazione Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza, il sodalizio insomma dei piccoli soci risparmiatori, numerosissimi però, che hanno visto ridursi a poco più che carta straccia i loro risparmi dopo il crollo delle azioni della banca. A giudicare dal loro commento quindi, cosa che del resto ci era parsa subito chiara, l’ipotesi di acquisto della BpVi e di Veneto Banca da parte dal principale gruppo italiano, ovvero Intesa San Paolo non gioca certo a loro favore.

“Nella vicenda Popolari Venete – scrive ancora l’associazione in una nota – la creazione di più soggetti bancari e di una bad bank tutelerebbe tutti tranne i piccoli risparmiatori, che restano senza garanzie proprio ora che stanno arrivando molte sentenze favorevoli di risarcimento danni”. Già, è proprio questa l’impressione che dà l’offerta di Intesa San Paolo, ovvero che, alla fine, a pagare saranno i più deboli.

Anche sul fronte dell’occupazione del resto è tutto molto incerto, dato che il gruppo Intesa è molto presente in Veneto e vi saranno quindi tante sovrapposizione e non pochi esuberi. E’ stato garantito comunque che saranno cercate soluzioni il più possibile indolori, magari con prepensionamenti volontari, ma è ancora tutto da decidere nei dettagli. Di certo c’è ora l’offerta di Intesa, che non si può certo definire generosa dato comprerebbe BpVi e Veneto Banca (solo le parti buone, la good bank) pagando un prezzo simbolico: un euro. Viene da chiedersi se fosse proprio necessario passere per un travaglio lungo alcuni anni, con tante sofferenze e perfino alcuni suicidi per la disperazione, per arrivare ad una soluzione come questa.

Ma andiamo avanti… Intesa San Paolo comprerebbe, come dicevamo, solo le parti sane, lasciando sulle spalle della bad bank i crediti deteriorati, i crediti in bonis ad alto rischio, le obbligazioni subordinate, le partecipazioni non funzionali all’acquisizione. E della bad bank chi si farà carico? Lo Stato, naturalmente, e quindi tutti noi. Anche l’Europa, comunque, dovrà pronunciarsi su questo, ed è un’altra incognita.

Quanto alle reazioni, abbiamo visto che i risparmiatori truffati e alleggeriti dei loro soldi sono sempre più sul piede di guerra, ben poco propensi ad accettare il futuro che si delinea, con un fallimento di fatto e la possibilità di avere indietro i loro soldi che si fa sempre più problematica per coloro che non hanno aderito all’offerta di transazione.

Poca soddisfazione è evidente anche nei vertici della BpVi, con il presidente Gianni Mion che non si sbilancia, che non sembra certo entusiasta e che si rimette nella mani del ministro Padoan. I sindacati giudicano con favore l’ipotesi che vengano salvati tanti posti di lavoro, ma anche loro chiedono più chiarezza e più garanzie.

Per il resto, si sentono tante parole di circostanza, ma è anche vero che tutti dobbiamo accettare il fatto che il danno è stato fatto già molto tempo fa, e che è stato un danno gravissimo, con conseguenze disastrose. La sola speranza è che la giustizia faccia il suo corso, ma anche su questo fronte non pochi sono scettici.

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