Nuovi voucher, 9 aziende su 10 non possono usarli

Vicenza – “Chi dice che i voucher, abrogati nel marzo scorso, stanno rientrando tali e quali dalla finestra, è come se facesse finta che quasi 45 mila aziende vicentine non esistessero”. Queste le conclusioni di Laura Dalla Vecchia, vicepresidente di Confindustria Vicenza con delega alle relazioni industriali, commentando i dati elaborati dall’ufficio studi dell’associazione, che ha calcolato il numero di aziende che non potranno usufruire della nuova disciplina per il lavoro accessorio, normativa che va, di fatto, a sostituire i voucher.

“Mentre i vecchi voucher – ha spiegato Carlo Frighetto, responsabile dell’area lavoro, previdenza ed education di Confindustria Vicenza – erano validi per tutte le tipologie di aziende, prevedendo solo dei limiti economici sul singolo rapporto e sul compenso annuo, la nuova disciplina che regola la prestazione occasionale vale solo per le micro aziende che hanno fino a cinque dipendenti, che non siano agricole, che non siano edili e che non lavorino nell’ambito di un appalto”.

Effettuando un’elaborazione sui dati della Camera di Commercio di Vicenza, l’Ufficio Studi di Confindustria Vicenza calcola quindi che sicuramente 44.936 aziende beriche risulterebbero escluse dalla possibilità di usufruire della nuova disciplina. A queste, che rappresentano di gran lunga le imprese che hanno rilevanza da un punto di vista occupazionale, si devono aggiungere anche quelle che lavorano nell’ambito di un appalto le quali, nel calcolo, non sono conteggiate. Per quanto riguarda le sole aziende manifatturiere e affini, l’ufficio studi di Confindustria stima che solo il 7,2% delle associate e il 10,1% del totale delle aziende di Vicenza, avrebbero accesso alla disciplina.

“I numeri dimostrano – conclude poi la vicepresidente – che il paragone con i vecchi voucher non sta in piedi, a parte per chi ne fa un uso demagogico. Premesso che lo strumento dei voucher doveva essere rivisto per eliminare e prevenire gli abusi, ora siamo nella condizione in cui le aziende che potrebbero richiedere delle prestazioni di lavoro accessorio non hanno uno strumento utile e quindi saranno incentivate a non farlo. Parlo ovviamente delle grandi aziende che danno lavoro a centinaia di migliaia di persone in tutto il paese, ma anche delle tante piccole  e medie imprese con 6, 20, 50 dipendenti, che sono il cuore del tessuto imprenditoriale italiano. Siamo all’assurdo ideologico, se pensiamo che in queste settimane c’è chi chiede ulteriori restrizioni. I voucher, nel 2016, quando erano utilizzabili da tutti, rappresentavano solo l’1% delle ore lavorate in Italia. Ora andremo agli zero virgola, e qualcuno chiede di mettere altri paletti… Per un briciolo di consenso, siamo arrivati alla farsa”.

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