Ius soli, in Veneto la destra fa la voce grossa

Venezia – Dopo l’approvazione alla Camera, quasi due anni fa, in questi giorni il disegno di legge sulla cittadinanza è all’esame del Senato. Dall’attuale ius sanguinis, “diritto di sangue”, che mette in relazione l’acquisizione della cittadinanza con le origini dei genitori, con il provvedimento ora in discussione si vorrebbero introdurre due consistenti novità: lo ius soli (“diritto del suolo”) temperato e lo ius culturae. La prima fattispecie, per spiegarla a grandi linee, collega l’acquisizione cittadinanza all’essere nati in Italia (sebbene ci siano anche altri requisiti da rispettare), mentre la seconda punta sul fatto di aver frequentato le scuole nel nostro paese.

Un cambiamento importante, che ha dato il via ad un acceso dibattito in aula, a tratti anche sopra le righe, tra chi considera il mutamento che propone la legge un traguardo necessario e chi invece non condivide queste novità. In quest’ultimo gruppo si collocano, ad esempio, l’assessore regionale del Veneto di Forza Italia, Elena Donazzan, e il consigliere regionale e coordinatore per il Veneto di Fratelli d’Italia Alleanza Nazionale, Sergio Berlato.

“La cittadinanza – ha infatti sottolineato Donazzan – va conquistata non per un automatismo burocratico ma attraverso un percorso delineato da una scelta consapevole che preveda una vera e propria condivisione di cultura, tradizioni e valori inderogabili. Con tutti i problemi che ha l’Italia, la priorità della sinistra di governo è quella di accelerare sullo ius soli promuovendo al senato un dibattito surreale. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere”.

“Danimarca e Svezia – ha aggiunto Donazzan -, paesi ritenuti civilissimi anche dai progressisti, hanno di fatto sospeso Schengen, nell’est europeo in diversi hanno assunto misure più severe alle frontiere, il terrorismo islamico continua a spargere sangue in Europa e le nostre città sono invase da clandestini lasciati a loro stessi che il più delle volte entrano nella spirale della criminalità e della violenza innalzando i costi sociali. In questa difficile epoca, quindi, all’Italia serve tutto tranne che lo ius soli. Credo che lo stato debba garantire più sicurezza, ordine e rigore ai propri cittadini, facendo capire a chi decide di venire dai noi che non siamo il Paese di Bengodi”.

“Prosegue con arrogante disinvoltura – ha detto da parte sua Berlato – il processo imposto dalla sinistra di sradicare le basi fondanti della nostra civiltà: prima minando la famiglia tradizionale con una legge sulle unioni civili che di fatto snatura il concetto di matrimonio, poi lasciando il nostro paese allo sbando di una vera e propria invasione con una politica dell’accoglienza senza regole e ora con lo ius soli per svendere anche la cittadinanza italiana. Qui si stanno minando le fondamenta della nostra società, in modo subdolo e condizionato da una visione del mondo fintamente democratica, tipica dei radical chic che vanno a braccetto con la sinistra più ideologizzata. Si sta perseguendo un progetto che avrà effetti drammatici per le prossime generazioni”.

Infine, la senatrice del Partito Democratico, Rosanna Filippin interviene sulla questione, focalizzando la sua attenzione su quanto accaduto ieri al Senato durante l’incardinamento del progetto di legge sullo ius soli. “Due su due – ha commentato. Due voti sullo ius soli e due voti contrari dei grillini. In buona compagnia con i leghisti. Oltre al dato politico, c’è però anche quello di un atteggiamento inaccettabile verso l’istituzione e gli italiani che rappresentiamo. Si può essere contro una proposta di legge e contro un’idea. Si può fare ostruzionismo. Ma non si può trasformare l’aula in un ring e in un circo. Un brutto esempio, reso ancora più amaro dal fatto che stavamo discutendo di diritti e di doveri civili”

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