BpVi e VB, Ginato: “Col bail in Veneto in ginocchio”

Roma – “È positivo che il confronto con l’Europa sia in fase avanzata, così come è positivo che anche in Europa stia finalmente maturando la convinzione che l’applicazione del bail in alle due banche venete non servirebbe a contenere la crisi del sistema bancario italiano, ma rischierebbe addirittura di ampliarne le dimensioni e generare un pericoloso contagio”. Così il deputato del Pd Federico Ginato è intervenuto oggi nell’aula di Montecitorio durante il Question time, nella replica alle parole del ministro Padoan a seguito dell’interrogazione, sottoscritta dallo stesso deputato vicentino, sullo stato delle trattative con le autorità europee nella definizione dello schema di ricapitalizzazione precauzionale di Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca e dei conseguenti strumenti di intervento.

“Veneto Banca e Popolare di Vicenza – ha ricordato Ginato – sono banche nazionali che servono un territorio molto più esteso di quello veneto e sono state considerate sistemiche dalla stessa legislazione europea, tanto è vero che sono state sottoposte a vigilanza della Bce. I soci, questi sì concentrati territorialmente, hanno perso circa 11 miliardi di euro nell’azzeramento delle azioni e i dipendenti sono più di 11 mila. Il bail in o misure ancora più estreme rischierebbero di mettere definitivamente in ginocchio l’economia di una regione che dovrebbe invece guidare la ripresa del nostro Paese. Per questo è fondamentale che tutti gli enti interessati, a partire dalla Regione, remino nella stessa direzione”.

“In questi anni – ha quindi evidenziato Ginato – il Governo e il Parlamento hanno contrastato con forza le crisi bancarie adottando varie misure, come la riforma delle popolari, le azioni per la riduzione dei tempi necessari per escutere le garanzie bancarie, la nascita del fondo Atlante e la disponibilità dello Stato ad effettuare ricapitalizzazioni di carattere precauzionale. In queste settimane è arrivata la proposta di una bad bank pubblica che permetterebbe alle banche di liberarsi dei crediti deteriorati a un prezzo superiore a quelli attuali di mercato. Prima di qualsiasi scelta è opportuno una valutazione complessiva degli strumenti messi in campo e la loro efficacia per la stabilizzazione definitiva dell’intero sistema bancario”.

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