Banche venete, Zaia: trattare in Europa senza alibi

Venezia – “Ho letto con attenzione e interesse l’intervista che Il Sole 24 Ore ha fatto al segretario del Pd ed ex premier Matteo Renzi: musica per le mie orecchie”. A dirlo è il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia commentando soprattutto le dichiarazioni fatte al quotidiano economico di Confindustria dall’ex premier a proposito della situazione di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

“Mi pare che dall’intervista – aggiunge Zaia – emergano in modo incontrovertibile alcuni dati precisi. Renzi sostiene quel che da mesi vado ripetendo io: o l’Italia a Bruxelles non conta nulla perché non ha potere contrattuale (e allora finiamola col citare la Ue a ogni piè sospinto e comunque valutiamo la gravità di questa cosa, perché non mi pare proprio che l’Italia meriti di essere tratta sempre come il fanalino di coda dell’Unione, vista la sua potenza economica e il suo ruolo di Stato fondatore), oppure prendiamo atto che la delegazione trattante guidata dal ministro dell’economia Padoan non è all’altezza. O, peggio ancora, non vorrei si utilizzasse l’alibi della Ue per non portare a casa quel che si potrebbe ottenere perché in realtà si hanno altri obiettivi. Il ministro Padoan ha soltanto una strada da percorrere: andare a Bruxelles, piantare la canadese nella stanza delle trattative e non tornare fino a quando non avrà raggiunto il risultato”.

“Bruxelles dovrebbe essere il terreno più congeniale a un tecnico di levatura internazionale come il ministro Padoan – prosegue il presidente della Regione –. Non dovrebbe essergli difficile pretendere, non chiedere, che i parametri occhiuti e severi che si utilizzano per le banche venete siano utilizzati per tutte le altre banche europee, le quali non mi pare siano esattamente tutte in salute: potremmo parlare dei derivati di autorevoli banche tedesche, ma anche delle difficoltà di certi istituti francesi, soltanto per rimanere sull’asse franco-tedesco. Dunque: o si va in Europa a trattare coi pugni e coi denti, o si sta a casa”.

“D’altronde – sottolinea Zaia – non stiamo parlando di banchette fondate nottetempo. Parliamo di banche che hanno una storia, banche del territorio, parliamo di oltre 200 mila fra imprese e risparmiatori che hanno visto dilapidati gli accantonamenti di una vita. E anche se a Roma questo non piace, e magari Padoan si indispettisce a sentirselo ripetere, ribadisco a tutti che parliamo di un territorio e di una economia che presentano ogni anno un residuo fiscale attivo di 21 miliardi che partono da qui, dal Veneto, e rimangono a Roma. Alla luce di questo mi chiedo come sia stato possibile concedere in poche ore altri 600 milioni a quel pozzo senza fondo che è Alitalia e trovare invece difficoltà a identificare un miliardo per il salvataggio di banche incardinate nel sistema economico veneto? E poi ci si chiede perché i veneti vogliono l’autonomia…”.

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