Veneto

Banche, Donazzan: “Diritto di prelazione al Veneto”

Venezia – “Ci sono responsabilità dirette dei vertici delle banche: direttori e consiglio di amministrazione, che invece di essere puniti e obbligati alla restituzione, sono stati graziati dalle prescrizioni di legge e addirittura, nel caso di Sorato e Iorio, premiati a suon di milioni di euro per i disastri causati. Ma vi è un’altra evidente responsabilità indiretta del governo centrale. Si chiama culpa in vigilando. E’ della Banca d’Italia, che ha obbligo di legge in questa fattispecie, e del Governo nazionale, che ha poteri di indirizzo, sulla magistratura attraverso il Ministero della Giustizia e sulla Banca d’Italia attraverso il Ministero dell’economia”.

Sono parole di Elena Donazzan, esponente politico di Forza Italia e assessore regionale veneto al lavoro e all’istruzione, a proposito delle vicende, drammatiche in questi giorni, riguardanti Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, ormai senza una licenza per continuare l’attività bancaria, di fatto in fallimento e in attesa del salvataggio da parte di Intesa Sanpaolo, che le rileverà a costo zero per consentire loro di continuare ad esistere. Il governo sta predisponendo in queste ore il decreto legge necessario all’operazione che, come è noto, prevede la creazione di una bad bank che si accollerà i problemi e di una good bank con le parti buone e redditizie che andrà ad Intesa.

“Anche la politica – continua la Donazzan -, in questo caso, ha responsabilità di governo dirette, quelle del Partito Democratico che ha tutti i Ministeri di competenza e che ha deciso, con Renzi, di agire da interventista sulle banche di proprio interesse, disinteressandosi, almeno apparentemente, delle banche venete. Ad Alessandra Moretti, che ha la responsabilità di essere il portabandiera del Pd nazionale in Veneto, dico che avrebbe dovuto far agire il suo partito al governo a difesa del nostro patrimonio e delle nostre realtà finanziarie, mentre la Regione non ha alcuna competenza, né possibilità di agire se non attraverso una azione di moralizzazione e di invito agli imprenditori veneti che ancora possono (ma quanti sono a non aver perso molto?), a creare una cordata”.

“Se c’è una vendita di questo patrimonio – conclude l’assessore regionale -, allora credo che debba esserci un diritto di prelazione, garantito dal governo. Se veramente non c’è speculazione allora deve esserci una cifra predefinita e deve poterci essere una possibilità per una raccolta veneta senza subire il rialzo da parte dei colossi che a me paiono molto, molto indirizzati dal governo Gentiloni”.

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