Vicenza, i cittadini chiedono giustizia

Lettera aperta al Ministro della Giustizia sulle grandi questioni che, a Vicenza, aspettano risposte da parte della Magistratura: il complesso edilizio di Borgo Berga, l’inquinamento da Pfas e il dissesto della Banca Popolare di Vicenza

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Vicenza – Signor Ministro della Giustizia, Le dovrebbe essere nota la situazione della giustizia nella città di Vicenza. Con le tre grandi questioni che l’hanno scossa in questi ultimi (ormai lunghi) anni senza che se ne intraveda una soluzione, anche minima. Intanto è per certi versi perfino ridicola, se non fosse drammatica, la vicenda del Borgo Berga alle porte sud della città, da più parti ritenuta una volgare speculazione contro ogni vincolo culturale, paesaggistico, idrogeologico, travestita da “riqualificazione dell’area ex Cotorossi”.

Nell’immenso abuso di cui si discute da un quindicennio è ricompreso (inaudito!) anche il Tribunale, che perciò esso pure dovrebbe essere oggetto di sequestro. Misura tuttavia rigettata dallo stesso Tribunale perché asseritamente sproporzionata rispetto alle accuse. Ma, come sostenuto nell’interrogazione, rivolta a Lei e al Ministro dell’ambiente dal sen. Cappelletti, la richiesta della Procura di sequestrare l’intera area è oggettivamente tardiva. Forse è qui la chiave del rigetto, che lascia di stucco l’intera comunità vicentina.

E se ancora non bastasse, da circa un quarantennio, anche se solo di recente ripreso dalle cronache, c’è l’inquinamento delle acque superficiali e della falde acquifere da parte di quell’agente Pfas (sostanze perfluoroalchiliche) prodotto nel vicentino e che interessa trenta Comuni tra le province di Vicenza, Verona e Padova. Allarmi sull’inquinamento da Pfas sono stati lanciati da tempo da parte di associazioni ambientaliste, comitati e cittadini. Una questione grave, accusa Ermete Realacci presidente della commissione “ambiente” della Camera. Che sebbene sia stata individuata come principale fonte di contaminazione, l’azienda Miteni di Trissino, questa è tuttora in attività. Non risulta, prosegue il parlamentare, sia stata oggetto di alcun intervento precauzionale da parte dell’autorità giudiziaria berica. Ogni commento è superfluo!

Ed ancora, ultimo ma non meno importante, il caso Banca Popolare di Vicenza, dai mille risvolti di carattere economico, sociale, amministrativo, giudiziario. A Vicenza, tuttavia, nulla si muove, a differenza di quanto è successo per Veneto Banca, per la quale la Procura di Roma ha ottenuto misure restrittive personali contro l’Ad Vincenzo Consoli che, guarda caso, abita proprio a Vicenza. O meglio qualcuno si vede in giro, spavaldo come sempre, quel Gianni Zonin, causa di tanti guai ai vicentini e non solo. Lui sì, sostengono i bollettini, si è cautelato per tempo (e da par suo) da prevedibili misure preventive, ponendo in mani fidate aziende, beni e capitali. Quanto alla sua persona, ormai essendo la banca passata in altre mani, non c’è di che temere.

Ha un bel dire il procuratore generale di Venezia Antonino Condorelli che “sulla vicenda BpVi la Procura berica sta lavorando molto bene” tanto che, ha soggiunto, “prevedo una conclusione dell’inchiesta a breve perchè si è puntato su livelli investigativi molto alti”. La svolta sarà anche rapida ma da gennaio di quest’anno, quando il procuratore generale si esprimeva in questi termini, non si è ancora visto nulla. Nel frattempo si sono pronunciati giudici civili, la Consob, la Bce offrendo perciò autorevoli spunti anche per l’indagine penale, ma dell’esito o di qualche anticipo, ancora buio.

Il cliente della banca, penalizzato da quelle che venivano spacciate per “azioni”, pur essendo carta “straccia”, si chiede cosa si stia ancora almanaccando in quella Procura, e perché tanti riguardi nei confronti di Zonin e dei suoi compari. Per comparazione, come ricordato, la Procura di Roma, per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, le stesse accuse mosse a Zonin, ha provveduto con la custodia cautelare dell’Ad Consoli di Veneto Banca. Qui non solo non vi è stata alcuna misura restrittiva personale ma, neppure (o almeno) di carattere reale a garanzia dei danneggiati, anche quando, lo si ripete, in maniera piuttosto sfacciata lo Zonin poneva al sicuro i suoi cospicui patrimoni. Cose tutte ben note per averle pubblicate i giornali.

Insomma, a Vicenza, ancora una volta, come si direbbe da certe parti, “cornuti e mazziati”. E se vale la pena ricordare che l’azione penale non è il toccasana di tutti i mali, tuttavia essa un qualche effetto riparatore lo può offrire, sia ai diretti danneggiati come pure a tutti i cittadini, grandemente offesi nella reputazione di risparmiatori e nella dignità di cittadini. Ora se è auspicabile che la Magistratura faccia il suo dovere, come segnale che a Vicenza nonostante tutto qualcosa funziona, è parimenti preminente il fattore tempo. Troppo tempo infatti è trascorso e troppe le occasioni perdute, perché la giustizia si affermi. Sig. Ministro, a questo punto un’iniziativa di vigilanza sulla Magistratura (inquirente) vicentina, oltrechè necessaria, non è ulteriormente prorogabile.

Giovanni Bertacche (info@bertacche.com)

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