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Un'immagine del documentario " Pouding Chôumer" vincitore ex equo di quest'anno tra i "lunghi"
Un'immagine del documentario "Pouding Chôumer" vincitore ex equo di quest'anno tra i "lunghi"

Vicenza, chiuso il Festival del Cinema del lavoro

Vicenza – Si è chiusa, a Vicenza, la seconda edizione di Working Title Film Festival, festival del cinema del lavoro, con la cerimonia di premiazione che si è tenuta nella la sera del Primo maggio, al Cinema Primavera. Fra i 17 film internazionali in concorso, la giuria, formata da Francesco Clerici, Maria Grosso, Soheila Javaheri, Razi Mohebi e Chiara Zanini, ha assegnato un premio ex aequo per il miglior lungometraggio ai due documentari “Pouding Chôumer / Requiem for Unemployment” (Canada, 2015, 70′), di Bruno Chouinard, e Grands travaux (Belgio, 2016, 101′) di Olivia Rochette e Gerard-Jan Claes. Assegnato anche il premio al miglior cortometraggio e tre menzioni speciali per i “lunghi” e due menzioni speciali per i “corti”.

Per quanto riguarda i lungometraggi, il primo dei due premiati racconta dei lavoratori stagionali del Quebec, alle prese con la burocrazia sempre più asfissiante del welfare, e della loro lotta contro il lento scivolamento verso la povertà. “Grands travaux” invece è incentrato su un anno di vita scolastica di quattro adolescenti, immigrati di seconda generazione, che imparano il mestiere di elettricisti nella Bruxelles di oggi. da sottolineare che oltre l’80% degli autori in concorso erano under 35, come previsto dal bando, e anche fra i premiati hanno prevalso i registi giovani.

Fra i cortometraggi (di durata inferiore ai 50 minuti) il primo premio è andato al documentario “De Hoeder / The Shepherd” (Olanda, 2016, 22′), di Joost Van der Wiel, sulla vita di Nico van Hasselt che, con passione e dedizione, continua ad esercitare la professione di medico di base all’età di novantadue anni, assistendo i pazienti a domicilio e offrendo loro supporto psicologico e vicinanza umana.

Quanto invece alle menzioni speciali, fra i lungometraggi sono andate al documentario di Alice Murgia “E torra s’istadi” (Italia, 2016, 56′), al film di finzione di Akiyo Fujimura “Miewoharu / Eriko Pretended” (Giappone, 2016, 93′) e a “Mare nostro” (Italia, 2016, 55′), documentario di Andrea Gadaleta Caldarola. Fra i cortometraggi menzione a “Per chi vuole sparare” (Italia, 2016, 35′), documentario di Pierluca Ditano, e a “The potato eaters” (Belgio, 2016, 31′), documentario di Ben De Raes.

È stato infine assegnato anche il Premio Campo Lungo, promosso in collaborazione con Coldiretti Vicenza, una sezione trasversale sui film a tematica “verde”, che raccontano il lavoro nell’agricoltura, nella pesca, nell’allevamento, e in generale il rapporto fra il lavoro dell’uomo e l’ambiente naturale. Paola Ballardin, responsabile del coordinamento provinciale Giovani Impresa Coldiretti e Donna Impresa Coldiretti Vicenza, ha premiato il documentario di Silvia Berretta “I giganti della montagna” (Italia, 2016, 11′). Il film racconta una storia di ritorno alla terra di due giovani allevatori in una remota contrada della Val Seriana, mostrandone senza enfasi le soddisfazioni ma anche le tante difficoltà affrontate.

“Per Working Title Film Festival – si legge in una nota degli organizzatori – questa seconda edizione è stato un deciso passo avanti verso un radicamento nella città di Vicenza, ma anche una proiezione internazionale: 22 fra registi produttori e direttori della fotografia , provenienti da Italia, Giappone, Belgio, Olanda e Grecia, sono stati ospiti del festival e hanno presentato in prima persona le loro opere, dialogando con il pubblico. Numeroso anche il pubblico che ha partecipato ai due dibattiti su robotizzazione e lavoro e su rifugiati e lavoro, alla mostra dei documentari di Netflix, al party di sabato 29 aprile  e ai film, al Cinema Primavera”.

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