Recoaro ed il suo Stabilimento termale - Foto: Lucamenini (creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/deed.en)
Lo stabilimento termale di Recoaro in una immagine d'archivio - Foto: Lucamenini (CC 3.0))

Profughi, “A Recoaro compromesso al ribasso”

Recoaro Terme – “Quello che temevamo sta puntualmente accadendo. Tante iniziative di protesta per poi aprire all’accoglienza diffusa, che nella sostanza va a sancire un matrimonio forzato tra Comune e Prefettura” E’ il commento dei rappresentanti del comitato di cittadini PrimaNoi alle le parole del sindaco di Recoaro Terme, Giovanni Ceola, che nei giorni scorsi ha ufficializzato l’adesione del suo Comune alla rete Sprar, chiedendo ai suoi concittadini di offrire la disponibilità per accogliere in appartamenti una ventina di richiedenti asilo.

Ricordiamo che lo Sprar è il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, servizio del Ministero dell’interno che in Italia gestisce i progetti di accoglienza, di assistenza e di integrazione dei richiedenti asilo a livello locale. Per il comitato PrimaNoi, l’adesione di Recoaro, è un compromesso che risulta comprensibile visto che i recoaresi stanno provando a rilanciare attraverso un azionariato diffuso il compendio termale di proprietà della Regione Veneto.

“Molti recoaresi ci credono – spiegano dal comitato – e giustamente stanno mettendo in campo tutte le loro risorse per un progetto che si pone l’obiettivo di rilanciare l’antica vocazione turistica del paese, operazione che però mal si concilierebbe con un centro di accoglienza per 50 falsi profughi in pieno centro storico. Ciò che riteniamo grave e irricevibile è che la Prefettura lasci ai recoaresi la scelta di decidere con quale corda impiccarsi, perché aderire alla rete Sprar e all’accoglienza diffusa non è la soluzione ma una pia illusione che non fa altro che spostare il problema nel tempo”.

Per il comitato, che si è costituito in varie realtà del vicentino e che a breve avrà un nucleo anche in valle dell’Agno, esiste un’assenza politica in tutta la questione. “Il compendio termale è della Regione Veneto – aggiungono infatti gli attivisti -, riteniamo quindi che da Venezia qualcosa di più avrebbero potuto fare. Invece, ad oggi, non ci risulta che una sola voce si sia alzata per difendere le istanze dei recoaresi, costretti, obtorto collo, a negoziare da soli un patto al ribasso con i funzionari governativi, mentre realtà come Abano Terme, in presidio permanente da 8 mesi, ha visto svariate volte la presenza di autorevoli rappresentanti politici regionali che si sono stretti agli aponensi in una battaglia campale per impedire che nella loro città arrivi anche un solo sedicente profugo”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *