Lavoro, Vicenza Capoluogo: “Investire sui giovani”

Vicenza – La festa del Primo Maggio nasce alla fine dell’ottocento come giornata di impegno e di lotta per migliorare la condizione di lavoratori. Una festa figlia delle lotte operaie per le “otto ore di lavoro”, laddove si lavorava fino a 12 ore in condizioni spesso disumane. È cambiato quasi tutto oggi, ma in tanta parte del mondo si continua a lavorare 11 ore al giorno. O a non lavorare. Da qualche decennio, la Festa del Lavoro è una celebrazione meno gioiosa: le nostre comunità sono attraversate da una profonda crisi economica, i cui dati sono sotto gli occhi di tutti: la disoccupazione, schizzata al 12% con quella giovanile (15-24 anni) che supera il 40%, gli oltre 3 milioni di disoccupati, i circa 4 milioni di italiani in povertà assoluta.

La morte sul lavoro è ancora una piaga reale, 600 persone, in Italia, solo nel 2016. Ma non sono soltanto incidenti e disoccupazione a indebolire il lavoro in Italia. Potremmo citare il lavoro nero, o il non rispetto dei diritti dei lavoratori, come ad esempio nei finti contratti part-time. Recentemente, ha fatto scalpore la notizia del livello di occupazione giovanile nella Pubblica Amministrazione, dove solo il 3% dei lavoratori è sotto i 30 anni. Leggendo questi dati, viene da chiedersi se la “Festa del lavoro” non debba tornare ad essere sentita come in origine: momento di rivendicazione e di lotta alla poca sicurezza e ai pochi diritti.

Come Vicenza Capoluogo, ci sentiamo di mettere al centro per questo Primo Maggio le nuove generazioni. È un augurio e una ricetta. Investire sui giovani: questo è l’unico binario percorribile per inseguire un futuro migliore e regalare un mondo del lavoro diverso.

“
Al centro della questione lavoro ci sono proprio i giovani, che il lavoro non trovano, che stanno pagando alla crisi un prezzo insostenibile […] La generazione più istruita di tutte quelle precedenti è posta al margine, proprio dalla società e dal mercato che richiedono più conoscenze e più saperi. Non possiamo assistere inerti allo spreco di larga parte di una generazione. L’Italia non può permetterselo, si condannerebbe da sola […]
Vanificherebbe risorse, limiterebbe la produttività e la carica innovativa, svilirebbe i talenti, paralizzerebbe il rinnovamento sociale che proprio i giovani possono promuovere.  Un Paese che non riuscisse ad includere i giovani sarebbe un Paese fermo”.

Sono parole del presidente Mattarella, pronunciate nel 2016…

Vi è anche un personaggio che vale la pena citare, lo troviamo nel libro “Il bosco degli Urogalli” di Mario Rigoni Stern. Protagonista è un mulattiere veneto, uscito per la prima volta dal suo paese di montagna nel 1890, per andare militare in Piemonte, e quindi emigrare in Austria, in Germania, in Francia e negli Usa. Ritornato per nostalgia in Altopiano, intorno al 1960 quasi novantenne e in pieno boom, riassume in un brontolio alla fine del racconto e della sua esistenza, la sua filosofia di vita: “Lavorare bisogna. Lavorare se si vuole essere contenti nella vita”.

Il lavoro fa parte dei desideri che rendono l’uomo consapevole della possibilità di contribuire a dare un senso alla vita. Desiderarlo e non poterlo avere oggi è la realtà che molti individui purtroppo hanno in comune. L’augurio è quello di tornare a vivere questa Festa condividendone lo spirito e il senso con ogni persona del mondo.

Associazione civica Vicenza Capoluogo

Un commento

  1. armando todesco

    Non si puo’ non condividere quello che ha detto Mattarella. Bisognerebbe pero’ che si facesse carico di dirlo piu’ volte e di ricordarlo almeno una volta alla settimana perche’ questi politici sono particolarmente sordi e si dimenticano facilmente dei problemi del paese.

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