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Preso il pirata che ha travolto e ucciso il ciclista

Lusiana – “Sono io quello che state cercando”. Con queste parole un uomo, un ultrasessantenne dell’Alto Vicentino, si è rivolto ieri mattina ai carabinieri dopo aver fermato, per strada, l’auto sulla quale stavano viaggiando i militari che, tra l’altro era da poco uscita dalla stazione di Lusiana, proprio con l’intento di andare a prenderlo per interrogarlo. Il riferimento è all’incidente stradale, accaduto lunedì 22 maggio, che ha provocato la morte di Roberto Brotto, 51enne funzionario della Ulss di Cittadella.

Accompagnato in caserma, dopo una prima renitenza iniziale, l’automobilista, 65enne malgaro di Lusiana, ha confessato quanto accaduto, ma non ha saputo fornire altre spiegazioni. Al termine di un lungo interrogatorio, condotto dal  Pm della Procura di Vicenza Hans Roderich Blattner, l’uomo è stato denunciato a piede libero con le accuse di omicidio stradale e fuga a seguito di incidente stradale. “Considerati l’ammissione di colpa e il fatto che la persona stava venendo a costituirsi – ha spiegato il comandante della stazione dei carabinieri di Bassano, capitano Adriano Fabio Castellari – non è stata ritenuta necessaria una misura cautelare”.

Facendo un passo indietro e ripercorrendo i tragici fatti, lunedì mattina Brotto esce di casa in sella alla sua bici da corsa per fare un giro nella zona di Asiago. In serata, non vedendolo tornare, la sorella ne denuncia la scomparsa ai carabinieri di Cittadella. Subito viene attivato il piano di ricerca provinciale: l’ultima cella agganciata dal cellulare di Brotto è quella di Lebele di Conco ed è sulla base di queste indicazioni che si muovono i soccorritori. Nonostante lo spiegamento di forze in campo, però, del ciclista nessuna traccia.

La mattina del giorno dopo, martedì 23 maggio, un passante nota sul ciglio della strada, la provinciale 69 che collega Lusiana ad Asiago, nel territorio comunale di Lusiana, un pezzo di specchietto di un’auto (una parte interna che si collega alla calotta). Dopo alcuni passi vede, in mezzo alle sterpaglie oltre il guard rail, una bici. Giunti sul posto i carabinieri scorgono, una decina di metri sotto rispetto alla bici, nel fitto della boscaglia, il corpo senza vita del ciclista.

Il luogo del ritrovamento del corpo, della bici e le ammaccature della stessa bici, inducono i carabinieri a scartare la possibilità di un evento accidentale, vale a dire una caduta autonoma del ciclista. Se si aggiunge il rinvenimento dello specchietto e di altri pezzi di vetro, presumibilmente di un parabrezza, si fa sempre più forte l’ipotesi di un impatto violento con un altro mezzo.

Martedì sera, dopo indagini serrate e approfondite i carabinieri riescono a risalire al veicolo, un automezzo ad uso promiscuo, al quale i pezzi trovati potrebbero appartenere. Le verifiche continuano per tutta la notte fino a quando, mercoledì mattina, i militari riescono a dare un volto e un nome a quello che ritengono essere l’investitore. L’uomo, appunto, che poi si consegna nelle mani dei carabinieri.

I militari sequestrano il mezzo in questione e notano che risulta danneggiato (specchietto, carrozzeria e parabrezza) nella parte anteriore sinistra, cioè sul lato guida. Il che fa pensare ad un incidente frontale tra la bici, che proveniva da Lusiana e si stava dirigendo verso Asiago, e l’automezzo, che invece viaggiava in direzione opposta. Al momento, comunque, la dinamica esatta deve ancora essere ricostruita, così come ancora non sono chiare le cause dello scontro. L’indagine è stata condotta dai carabinieri del Nucleo operativo radiomobile e da quelli della stazione di Lusiana.

Ilaria Martini

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