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Pfas, procedono i lavori sugli acquedotti

Pfas, Benedetti (M5S) “Portare il limite a zero”

Venezia – Mentre la Regione del Veneto istituiva questa mattina, con un voto unanime del consiglio regionale, una commissione d’inchiesta sui Pafs, poco lontano a Padova, Greenpeace rendeva noti, in una conferenza stampa, i drammatici dati secondo i quali circa 800 mila veneti sarebbero esposti al rischio di bere acqua contaminata e potenzialmente pericolosa per la salute. A commento di quanto denuncia Greenpeace, va registrato l’intervento della deputa del Movimento 5 Stelle Silvia Benedetti, secondo la quale “i dati pubblicati da Greenpeace sulla presenza di Pfas nell’acqua potabile, anche in quella di tante scuole ed anche in zone il cui inquinamento ancora non era noto, come a Padova, dimostrano che non c’è più spazio per tergiversare sul dramma che è in corso in questo nostro territorio”.

“Ogni ricerca – continua la parlamentare -, studio, approfondimento, come quest’ultimo sulle acque potabili, non fanno che aggravare il quadro, mostrando che la vastità del fenomeno è ben più consistente di quanto si potesse immaginare.  E’ evidente che se non verranno prese misure drastiche per interrompere l’inquinamento in corso, continueremo a collezionare dati sempre più negativi. L’allarme lanciato da Greenpeace, la marcia di protesta di ieri, il moltiplicarsi delle iniziative sul territorio, sono il segno tangibile di una presa di coscienza collettiva che oramai è inarrestabile, di fronte alla quale sia Regione che governo sono obbligati a dare risposte concrete subito”

Benedetti, che ha anche presentato in Parlamento di una proposta di legge per interrompere, portando il limite allo zero, le immissioni di Pfas in ambiente, prosegue ricordando che “tutti, associazioni, comitati e cittadini, concordano sul fatto che non c’è tempo da perdere. Stanno venendo fuori con sempre più chiarezza proposte ragionevoli che la politica non può continuare ad ignorare: bisogna intervenire alla radice del problema, interrompendo l’immissione di queste sostanze inquinanti nell’ambiente”.

“La richiesta dei comitati – conclude la Benedetti – di portare i limiti di Pfas nelle acque a un livello pari allo zero è l’unica via praticabile  se si vuole mettere mano a questa problematica in modo serio. Così come  la proposta di sequestro e bonifica della fabbrica Miteni appare di assoluto buon senso, tanto che la stessa Commissione parlamentare d’inchiesta che si è occupata del caso, nella sua relazione conclusiva, individua come possibilità quella di intervenire pesantemente sull’autorizzazione concessa. Se chi governa adottasse come bussola politica quella indicata dalle associazioni come Greenpeace, dai comitati e dai cittadini, avremmo risolto buona parte dei problemi”.

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