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Filtri anti Pm10, Cappelletti (M5S): “Che fa Delrio?”

Roma – “Abbiamo chiesto al ministro Delrio, se non ritenga necessario procedere ad una verifica urgente delle procedure di omologazione seguite per i Fap (Filtri anti particolato). Il Gip di Roma ha deciso, infatti, l’imputazione coatta per tre dirigenti ministeriali che, seppur consapevoli della pericolosità di questi dispositivi, non sarebbero affatto intervenuti a tutela della salute dei cittadini. Abbiamo chiesto, inoltre, ai ministri Lorenzin e Galletti quali iniziative intendano intraprendere per eliminare le conseguenze negative alla salute, derivanti dall’utilizzazione di questi filtri”.

Enrico Cappelletti
Enrico Cappelletti

Così il senatore del Movimento Cinque Stelle Enrico Cappelletti, illustrando i contenuti di un’interrogazione parlamentare presentata ai ministri competenti. “Delrio sapeva – continua Cappelletti -, avvisato dal procuratore capo di Roma Pignatone, che alcuni suoi funzionari erano indagati per abuso d’ufficio, in relazione ai procedimenti di omologazione dei Fap. A questo punto, vorremmo sapere perché, non solo non è intervenuto nei confronti dei soggetti indagati per tutelare l’amministrazione, ma al contrario ha consentito ai medesimi dirigenti di rappresentarlo in una riunione interministeriale di altissimo livello, avente ad oggetto proprio i Fap”.

“Come se non bastasse – continua il senatore pentastellato -, da anni il Ministero ignora la presenza sul mercato di dispositivi alternativi in attesa di omologazione, compreso quello vicentino messo a punto dalla ditta Dukic. Ci auguriamo che l’iniziativa della Procura porti allo sblocco di tutte le procedure di omologazione che appaiono incagliate per intervento di soggetti indagati per gravi reati, e soprattutto che venga fatta chiarezza sulle omologazioni facili concesse a dispositivi dalle contestatissime performance anti-inquinamento”.

“Inspiegabilmente – conclude Cappelletti -, sono stati due soli operatori ad essere stati, inizialmente, autorizzati dal Ministero a sfruttare il business dei filtri, mettendoli in condizione di fare affari per decine di miliardi di euro. Chiediamo di sapere, dunque, se tali soggetti abbiano, per caso, anche finanziato la politica, in particolare le forze di maggioranza o le fondazioni ad esse collegate. Perché questo spiegherebbe molte cose”.

2 Commenti

  1. Il dispositivo Dukic non è stato omologato come filtro perché non ha eseguito le prove previste dalla legge.
    La legge prevede tre prove, l’unica fatta da Dukic Day Dream non è stata ritenuta valida perché secondo la normativa il dispositivo deve far rientrare il veicolo nella categoria Euro superiore, il mezzo usato per la prova, benché omologato Euro 3 presentava in partenza emissioni conformi con al normativa Euro 4, dopo il montaggio del tubo magico è rimasto nella stessa categoria.
    Inoltre la ditta della sig.ra Dukic rifiuta di fare la prova di durabilità (anche se questa può essere fatta dopo l’omologa, per cui sarebbe sufficiente presentare un programma come hanno fatto gli indagati).
    In altre parole nessun favoritismo, semplicemente Iveco e Pirelli hanno seguito la procedura e hanno dimostrato l’efficacia del loro dispositivo.

    La Dukic Day Dream sta continuando a vendere dispositivi senza la necessaria omologazione e la magistratura mette sotto accusa la motorizzazione.
    Che senso ha?

    Altri casi simili come Tucker o Brazzi TWS si sono dimostrati delle frodi, non sarebbe meglio essere sicuri che il dispositivo riesca a realizzare i miracoli promessi prima di fargli tutta questa pubblicità?

    Sono solo io che trovo molto strano che le case automobilistiche continuino a spendere miliardi in ricerca e sviluppo per cercare di contenere le emissioni quando basta installare un semplice tubetto magnetico?
    Che gli ingegneri siano invidiosi del fatto che il dispositivo Dukic sia stato inventato da una persona senza alcuna competenza nel campo?

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