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Bassano, due in manette per rapina e lesioni

Bassano del Grappa – Due arresti sono stati eseguiti sabato dai carabinieri di Bassano del Grappa. A finire in manette, con l’accusa di rapina in concorso e lesioni, per un fatto accaduto nel 2013, sono stati madre e figlio, Tosca Zaborra, di 56 anni, e Franco Sguario, di 39. Per lo stesso episodio, Rossella Mazzaro, di 37 anni, un’altra figlia della donna, è in carcere già dal 2016. Tra l’altro, i tre farebbero anche parte di quel gruppo di persone che, negli ultimi tempi, ha creato non pochi problemi e preoccupazioni (essendosi reso protagonista di aggressioni, schiamazzi, ubriachezza molesta) nel quartiere Firenze, sempre a Bassano.

Per quanto riguarda la vicenda del 2013, nel primo pomeriggio del 20 aprile, un anziano chiamò il 112 per denunciare di aver subito una aggressione a scopo di rapina in casa sua, ad Angarano. Verso l’una e mezza, infatti, mentre si trovava a letto a riposare, aveva sentito, dal piano di sotto, una voce di donna che lo stava chiamando e, pochi istanti dopo, il rumore di una finestra andare in frantumi. Dopo essere sceso si era trovato davanti tre persone, due donne e un uomo, che gli avevano intimato di consegnargli tutti i soldi che aveva a disposizione.

In quegli istanti l’uomo non si mosse e, con tutta probabilità, gli intrusi interpretarono questo suo atteggiamento come un rifiuto di eseguire i loro ordini, così iniziarono a picchiarlo a mani nude e con un bastone, provocandogli una contusione cranica, una all’avambraccio sinistro, con ferita lacera, ed una ferita al cuoio capelluto. Lesioni giudicate guaribili in quindici giorni. Il trio lasciò l’abitazione dell’anziato dopo aver prelevato le chiavi di casa e quelle dell’auto, il portafoglio dell’uomo con la tessera bancoposta, 110 euro in contanti e un telefono cellulare.

Le indagini dei carabinieri, supportate dalla testimonianza della vittima, che disse di aver riconosciuto la voce di uno degli aggressori (la Mazzaro, alla quale aveva prestato del denaro, mosso a compassione da varie disgrazie che la donna diceva di aver subito), hanno permesso di identificare nella madre e nei due figli, quelli che ritengono essere i responsabili della rapina. A fine 2015 i tre sono stati condannati in via definitiva a due anni e sette mesi di reclusione.

Nell’aprile 2016 per la 37enne si sono spalancate le porte del carcere di Montorio Veronese, mentre per il fratellastro e per la madre l’ordine di carcerazione è giunto solo venerdì. Dopo alcune ricerche senza esito, sabato, i militari hanno intercettato la 56enne in un appartamento a San Giuseppe. Non avendo ricevuto risposta agli svariati tentativi di farsi aprire la porta, e con la certezza che in casa fosse presente qualcuno, i carabinieri hanno richiesto l’intervento dei vigili del fuoco. All’arrivo dei pompieri, la donna ha finalmente aperto e gli uomini dell’arma l’hanno così accompagnata in carcere.

Nessuna traccia di Sguario, almeno nei primi momenti, né a casa sua né nei luoghi che era solito frequentare. Serrate ricerche e l’attivazione delle fonti informative hanno condotto i militari fino a Sandrigo, dove l’uomo è stato rintracciato mentre, con ogni probabilità, stava cercando un appoggio da qualche conoscente della zona.

Ilaria Martini

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