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Banche popolari, Irpef sui rimborsi inaccettabile

Roma – Sta facendo discutere e, ci sia passata l’espressione forte, anche indignare, quanto comunicato dall’Agenzia delle Entrate a proposito della necessità che siano pagate le tasse sui rimborsi riconosciuti ai soci azzerate delle due banche popolari venete. La questione è venuta fuori nei giorni scorsi, a seguito della risposta data dall’Agenzia delle Entrate stessa ad un quesito posto da un risparmiatore che aveva aderito all’offerta di transazione di Banca Popolare di Vicenza, con la quale si accettava, come è noto, un risarcimento dei soldi perduti molto parziale a fronte della rinuncia ad azioni legali. Il risparmiatore ha poi raccontati i fatti al quotidiano online Vicenza Più ed è scoppiato il caso.

Va sottolineato inoltre che si tratta di rimborsi che fanno tornare nelle tasche dei soci risparmiatori non più del 15% del denaro perso nel crack azionario dei due istituti, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Un rimborso dunque di entità veramente modesta, giudicato da tanti come un’elemosina, a fronte del quale per altro chi li riceve si impegna a chiudere ogni contenzioso con la banca, e il doverci pagare anche l’Irpef ha quindi il sapore di una beffa.

Laura Puppato
Laura Puppato

A pensarla così, oltre alle due banche, sono in molti, tra i quali anche Laura Puppato, senatrice del Partito Democratico e lei stessa e azionista di Veneto Banca.”Non riesco a trovare alcuna ragione – scrive la Puppato in uan nota – perché possa applicarsi l’Irpef al parzialissimo rimborso per i soci delle popolari, un risarcimento che è la minima parte di quanto avevano investito visto che si ferma al 15% del valore delle azioni. Da sempre ad essere tassati nel settore finanziario, sono gli utili ottenuti dalle azioni, ma in questo frangente non vi è alcun utile rispetto al valore maturato delle azioni possedute, neppure rispetto al loro valore originario, anzi gli azionisti sono ancora in forte perdita”.

“Si è trattato invece – ha continuato la parlamentare – di un gesto importante quello compiuto dagli istituti di credito, chiaro tentativo di voler ricreare fiducia altrimenti azzerata dal disastro economico prodotto dai precedenti cda, una sorta di parziale risarcimento volontario ai soci da parte dell’istituto bancario che ha visto quasi azzerare il valore delle azioni in mano ad una vastissima platea di azionisti, in molti casi ignari dei rischi. Il ristoro va quindi considerato un risarcimento, non tassabile”.

“La scelta dell’Agenzia delle Entrate, se confermata – conclude Puppato -, risulterebbe paradossale e causerebbe un’ulteriore diminuzione della fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni italiane e del settore creditizio, bene fanno le banche a portare avanti un ricorso contro una scelta inspiegabile, da parte mia intendo intervenire in prima persona nelle sedi opportune”.

Anche l’associazione “Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza, che raccoglie molti risparmiatori azzerati e che è stata sempre contraria ad accettare quello che defini il rimboprso elemosina, è intervenuta su questa contesta imposizione dell’Irpef. “Visto il parere dell’Agenzia delle Entrate sulla tassabilità dei ristori – scrive l’associazione in una breve nota -, ci chiediamo oggi chi sarà a pagare di nuovo, se i risparmiatori che ancora una volta hanno creduto al lupo o la banca, per l’ennesimo errore, coscienti comunque che chi accettato i 9 euro ha accettato anche di non litigare con l’istituto arrogante. Chiediamo a tutte le istituzioni coinvolte un chiarimento”.

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